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Estate in campagna 4 - giochi bagnati
Data: 14/08/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: executive_2005
Ancora stordito, e con il pisello dolorante, salutai frettolosamente Marco, e mi ricordai che dovevo recuperare le mutande abbandonate nell’erba a causa del temporale. Nei giorni seguenti i miei incontri con Marco si fecero regolari ed assidui: ci incontravamo generalmente dopo pranzo, o nel capanno, o nella radura in mezzo al vigneto. Il caldo soffocante alimentava la nostra porcaggine, e ci ritrovavamo inevitabilmente sudati l’uno sull’altro, a cercare nuove strade per godere. Se ricordate, vi avevo parlato di come non fossi proprio “un esperto” in fatto di sesso, men che meno con un maschio, ma dopo quella prima esperienza il mio desiderio di…andare fino in fondo.. si era fatto prepotente, ed il cazzo cicciotto di Marco faceva proprio al caso mio: ogni volta che ci incontravamo ero io a mettergli subito le mani sul pacco, cercando attraverso i pantaloncini le palle dure e sudate, e salendo verso il pisellone, che subito aveva un guizzo di riconoscenza. Ben presto ho scoperto il piacere del pompino, al quale mi dedicavo con minuziosa attenzione. Ci sdraiavamo sull’erba, ed il cazzo di Marco era subito nella mia bocca, col suo odore forte, con i suoi umori salati ed aspri. Marco ci godeva, e mi guidava nei movimenti. Succhiavo il cazzo per lungo tempo, insalivandogli le palle e facendomi solleticare dai peli neri e ispidi. La mia lingua conosceva ormai ogni millimetro della nerchia del mio amico: la punta umida di goccioline di liquido salato, il filetto teso , ...
... l’asta lunga e larga, le palle dure, gonfie come albicocche pelose. Salivo verso il petto di Marco, mordicchiandogli i capezzoli, leccando in tondo e spostandomi di lato quel tanto da percepire l’odore ( piacevolissimo ) di sudore. Marco aveva grande resistenza. Il suo meraviglioso cazzo rimaneva duro e dritto per molto tempo, consentendomi di giocare a mio piacimento, ma alla fine sapevo come farlo “ cedere”: solleticandogli il petto ed il collo con la lingua, mi affannavo con la mano sul suo uccellone fradicio. Scendevo poi con la lingua lungo la traccia di peletti neri che arrivava fino al pube, e con un tempismo perfetto facevo in modo di ritrovarmi nel punto giusto per ricevere in faccia i suoi schizzi bollenti e violentissimi. “quanta sborra che hai!” gli sussurravo, mentre mi colava sulle guance. Un pomeriggio, dopo aver ricevuto la consueta scarica di crema calda, ce ne stavamo sudati sull’erba, ed improvvisamente Marco fa per alzarsi. “ devo pisciare” mi fa, e come se niente fosse si allontana verso il filare di viti poco più in là. Bello, nudo, sempre con quel meraviglioso culo peloso, me lo guardo mentre si allontana, poi, non so cosa mi sia preso: gli vado appresso silenziosamente. “girati, dai” – gli faccio piazzandomi dietro di lui, che si stava concentrando per liberarsi la vescica. Marco sobbalza, preso alla sprovvista, e mi lancia un’occhiata interlocutoria….ma dopo un attimo vedo apparire il solito sorriso malizioso. “ hai capito lo zozzetto!” mi ...