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Il poker è anche un gioco - la rivincita
Data: 18/08/2020, Categorie: Sesso di Gruppo Autore: Honeymark
... sbottonava la camicetta. Pian piano emerse il suo reggiseno nero con le tette che lo riempivano. Non mi ricordavo le sue tette. Quando l’avevo chiavata l’altra volta avevo cercato solo di venire più volte. Adesso però era giunto il momento di gustarsi boccone per boccone. Si tolse la camicia mostrando il reggiseno che conteneva a fatica le sue tette. La tenne con una mano, per poi lasciarla cadere in terra ai suoi piedi. Vidi che portava ancora le scarpe con i tacchi. Dopo alcune mosse delicate e imponenti con mutandine e reggiseno, si girò di schiena e divaricò leggermente le gambe. Portò le braccia dietro e mise mano al gancetto del reggiseno. Il mio uccello stava seguendo tutto a bocca aperta, ma anche io e Franco eravamo ammutoliti di fronte a tanta grazia. Non avremmo mai pensato a uno spogliarello vero e proprio fatto per intero quasi all’inizio della partita. Slacciò il reggiseno, mise un braccio sotto le tette, poi lo lasciò cadere, prendendole in mano. Piano si girò. Le mani facevano fatica a contenerle. Si mosse voluttuosamente così, come se volesse o non volesse mostrarle, ma poi le liberò e alzò le braccia al cielo. Voilà! Due tette della quinta che rimangono su da sole sono uno spettacolo che andrebbe protetto dall’Unesco. La guardavamo come due adolescenti e lei ci trattò come tali. Si avvicinò a me, si piegò in avanti e mi sfiorò il viso con le tette. A sentire quelle morbide fattezze, mi venne voglia di saltarle addosso. Ma non diedi ascolto al mio ...
... uccello. Poi andò da suo marito e sfiorò il viso anche a lui. Una donna democratica, generosa. Per alcune indimenticabili volte si accarezzò le tette flettendo le ginocchia, per poi girarsi nuovamente di schiena. Alzò nuovamente le braccia, per poi abbassarle fino a raggiungere le mutandine. Indugiò un po’, quindi le abbassò un po’ a destra, quindi un po’ a sinistra. Infine, in un attimo si piegò e le sfilò del tutto. Me le gettò e le presi al volo. Le annusai. Il suo culo si stagliava al cielo nelle sue splendide rotondità. Mi ricordava la Ferilli quando aveva posato per Playboy. Un culo a natiche ovali, sostenuto, pieno e solido. Elastico e vibrante, un invito a qualsiasi gioco immorale. Si fletté nuovamente sulle ginocchia per farci sognare di vederle le intimità, poi si girò a noi, allargando un po’ sia le braccia che le gambe. Come ipnotizzati, le guardavamo la figa. Un sottile filo di pelo stava a indicare che non era una bambola, ma una donna in carne e ossa, che ci dominava con la sua avvenenza. Non so quanto rimase così. Ma poi qualcuno alzò le luci e abbassò la musica. - Riprendiamo a giocare? – Disse Franco con voce incerta, visibilmente scosso e rosso in faccia. Elena era rimasta in posa, secondo le regole non si sarebbe dovuta vestire più fino a fine partita. - Ho un’idea migliore. – Dissi, sconvolto anch’io da uno spogliarello come se avessi avuto 16 anni. - Dimmi. - Sospendiamo la gara, la riprendiamo venerdì prossimo. - Non ...