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La parrocchia
Data: 19/08/2020, Categorie: Sesso di Gruppo Autore: beggin
Questa storia mi è stata raccontata da un'amica, che si è confessata con me. Sapete bene che le donne si confessano con gay/bsx come sono io. Sono una psicologa di 52 anni, vedova di recente dopo una lunga malattia di mio marito Andrea, ho 2 figli sui vent'anni, il mio nome è Sandra. Qualche tempo fa una mia paziente mi parlò di una chiesa dove la sessualità non era aborrita, anzi era considerata un qualcosa da approvare, mi disse un sacramento. Un giorno spinta dalla curiosità andai in questo posto dall'altra parte della mia città, la parrocchia di San Sebastiano. Entrata, il parroco don Gabriele mi ricevette subito, un uomo ancora giovane e ben messo, con lo sguardo magnetico. Alla mia domanda rispose: “Il sesso è un sacramento, la più alta forma della manifestazione delle divinità è il seme, maschile e femminile. Purtroppo quello femminile non lo si può vedere. Noi crediamo che il seme, come insegnano le scritture, non si possa sprecare, cioè siamo per la “manducazione” o come dicono gli inglesi, "manducation”. Mi invitò ad una di queste cerimonie, che chiamò ufficio. Io accettai, allora mi disse di indossare una gonna larga o un abito femminile, insomma non i pantaloni, di depilarmi il sesso e di togliermi le mutandine prima dell'inizio. Arrivai un poco titubante e vidi che la sala parrocchiale si riempiva di coppie di varie età, più o meno giovani, qualche singolo e anche coppie di uomini, che mi parevano gay. Don Gabriele mi fece sedere in prima fila, con un ...
... sorriso, e mi disse di disvelare pian piano la mia natura. Iniziò poi una breve predica parlando del sesso come dono di dio, grande forza e piacere da non disprezzare. Mentre parlava si toccava tra le gambe; io in preda ad una sorta di euforia, una voglia di sesso, iniziai ad alzare la gonna e ad aprire le gambe, fino a mostrargli la mia fica che iniziava a bagnarsi. Sempre parlando il parroco si avvicinò a me, mi prese per mano e mi fece alzare. “Questa è Sandra, che stasera inizieremo al nostro culto” disse presentandomi all'uditorio, poi mi alzò la gonna mostrando a tutti la mia fichetta. Seguì un mormorio di approvazione. Poi iniziò a titillarmi il clitoride e a toccarmi i capezzoli con lievità e maestria. L'assemblea intonò un canto a bassa voce e lui mi sollevò e mi fece sedere su una sorta di altare. Mi aprì le gambe, si inginocchiò davanti a me, facendosi il segno della croce, ed iniziò dolcemente ma risolutamente a leccarmela. Leccava – lo devo dire – da dio, un poco il clitoride, un poco il buchetto della fica, un po' dentro un po' fuori con la lingua, poi intorno al grilletto iniziè a scrivere con la lingua l'alfabeto del sesso e del piacere. Quando capì che ero pronta si alzò, estrasse dai pantaloni la sua verga eretta, di proporzioni considerevoli, ed iniziò a strusciarla contro il mio sesso. Mi guardò negli occhi con un interrogativo a cui risposi con un muto sì, erano anni che non ero penetrata da un uomo, né mai avevo conosciuto altri se non il padre dei miei ...