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Divagazioni di una mamma sprint
Data: 19/08/2020, Categorie: Altro, Autore: cameliablu
... se li metti in orfanotrofio puoi aspirare a essere quasi sullo stesso piano delle colleghe che non hanno prole. Figli che è meglio se in ufficio non li nomini troppo. Magari una loro foto in fondo al secondo cassetto, sotto una copia di Vanity Fair, quello è già più accettabile… Noi donne ci turbiamo quando qualche figlio ha la febbre a trentanove nella settimana in cui i nonni sono in vacanza – è un’evidenza scientifica, succede ogni volta – e la tata non viene (ha lo stesso virus del figlio), e gli impegni del padre non si possono spostare. Allora una madre che sta a casa col bambino e non si dà malata, per non dire una bugia, si vede: a) decurtato lo stipendio, e qui ci possiamo anche stare; b) tolti i contributi e i giorni di anzianità; c) richiesta una dichiarazione di notorietà – ma che è? – da fare davanti a un funzionario comunale, per andare dal quale sarà necessario un giorno di ferie. Eccheccazzo!!! E meno male che i figli sono un bene di tutta la società. Questo a noi donne e madri ci turba. Così come ci turbano i film per bambini che traboccano di doppi sensi e strizzano l’occhio ai grandi, e purtroppo ci impediscono di dire tutte le volte che vorremmo «Tesoro, vatti a vedere un po’ di televisione». Perché va bene adoperare bassi mezzucci per riposarsi un po’, ma la Madre Decente che è dentro di noi purtroppo vigila sempre.È lei, la Madre Decente, che ci costringe, per esempio, a modulare una voce flautata nel dire «Tesoro mio, forse è meglio che non ti tuffi di ...
... testa dal letto a castello, indossando il mio unico vestito da sera presentabile a mo’ di mantello di Batman». Perché noi siamo calme e padrone della situazione, e questa volta non urleremo.Ed è sempre lei, la Madre Decente che dovrei essere, che mi costringe a sfoggiare un sorriso sciropposo quando mi alzo dopo aver fatto la notte al lavoro e, con quattro ore di sonno alle spalle, devo dirimere un litigio rimasto in sospeso la sera prima, mentre vorrei dedicare tutte le mie energie a ricordarmi quale delle due lenti a contatto vada a destra, che se non sbaglio sarebbe dalla parte della mano con cui scrivo.A parte questi problemucci quotidiani, con le amiche si parla e si ragiona su un po’ di tutto, cercando possibilmente un terreno comune. Si fa con le amiche, si fa anche con le conoscenti, visto che a noi basta un incontro di un’ora a una festina per bambini per mettere in comune l’intimità, tra pizzette spiaccicate e fiumi di succo di pera. Secondo me, le donne sono davvero chiamate a collaborare tra loro, lo dico un po’ da madre scassa palle. Il nostro genio è nel tessere relazioni, prima di ogni altra cosa. Mi sembra evidente che sta a noi, e la prova è che se la vita sociale della famiglia fosse delegata agli uomini camminereste per le strade del quartiere senza salutare anima viva, visto che ogni volta che scambiate due parole con il vicino, la pediatra o la catechista, quell’orso che vi è accanto vi chiede «Ma chi era?», e soprattutto come siete riuscite a ricordarvi ...