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I racconti della piantagione, 2: mio padre.
Data: 02/09/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: beast
... di quello che una volta era stato il suo talamo matrimoniale. Mia padre si spogliava lentamente, aiutato da una giovane domestica che, dopo aver sistemato con cura gli abiti, usciva pudicamente dalla camera per ritirarsi nella stanza della servitù. Allora mio padre si avvicinava al ragazzo e lo annusava e accarezzava lentamente, mentre il suo pene si drizzava pregustando la notte di sesso proibito. Lo baciava sul collo, gli leccava le orecchie, le ascelle, passava le dita tra i minuscoli e fitti riccioli neri che cominciavano a ricoprire gli avambracci o il petto del giovane. In genere anche il cazzo del negro cominciava involontariamente a rizzarsi, allora mio padre scendeva con le carezze verso il suo basso ventre, lo prendeva tra le dita, tastandone la prestanza, ne soppesava i coglioni, stringendoli con una mano, poi abbassava il capo verso quel ben di dio e cominciava a baciarlo, leccarlo, mordicchiarlo, ascoltando divertito i sospiri e i gemiti che uscivano dalle grandi labbra nere. I baci si trasformavano presto in un pompino, la sua bocca andava su e giù percorrendo ripetutamente l’asta di carne nera in tutta la sua lunghezza, scendendo fino ai testicoli e mordicchiandoli e leccandoli mentre questi si rapprendevano per l’eccitazione crescente. Quando era soddisfatto di quello che la sua bocca aveva provato, slegava le grosse corde che imprigionavano le braccia dello schiavo alla colonna e lo invitava a sdraiarsi tra le candide lenzuola. Gli saliva languidamente a ...
... cavalcioni e dopo essersi lubrificato ben bene l’ano con un unguento speciale, prendeva il grosso attrezzo nero e se lo passava prima tra le natiche, in modo da ungerlo adeguatamente, poi lo introduceva lentamente dentro di se, tenendolo con una mano e sedendovici sopra. Il ragazzo mugolava dalla sorpresa e dal piacere e mio padre con lui, mentre cominciava a muoversi lentamente in modo da farsi impalare sempre più a fondo. Si faceva scopare il più a lungo possibile e, vista la giovane età e la vigoria dei suoi prescelti, anche due o tre volte per notte. Poi toccava a loro essere scopati, non tutti erano contenti, ma erano talmente esausti dopo essere venuti due o tre volte che non avevano la forza di opporre troppa resistenza e soprattutto sapevano bene di dover accettare la cosa se volevano sopravvivere ancora un po’. Mio padre li faceva mettere a quattro zampe e poi li montava come se fossero cagne, tenendoli con le grosse mani pelose per le spalle o per i bei glutei color cioccolato, con le grosse palle rosa che sbattevano contro i loro testicoli neri. Gli sborrava urlando nelle viscere e poi si accasciava sudato e ansante sui giovani corpi neri come il carbone, resi lucidi dal sudore della notte incandescente. La mattina dopo, la stessa domestica entrava timidamente nella stanza, per andare ad aprire le imposte e permettere all’aria fresca del mattino di sostituire quella viziata e densa di odori di sesso e umori maschili. In genere, mio padre e il giovane schiavo giacevano ...