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Ricordi dei vent'anni 2
Data: 14/09/2020, Categorie: Etero Autore: Franco 018
... grido e così mi bloccai e cercai di farla rilassare ma la paura era tanta, infatti tremava e quasi singhiozzava ma io non volli essere troppo consenziente e non le detti più scampo: la penetrai fino in fondo e rimasi fermo tutto dentro. Lei singhiozzava ma non cedetti al suo implorarmi ad uscirne fuori, così diedi alcuni decisi colpi che sentii stavano allentando la stretta del suo buchino ormai un poco dilatato e così la inculai forte, senza sosta e, quando sentii che me ne stavo venendo, le chiesi se voleva che pompassi ancora o potevo sborrarle tutto dentro. Quando sentì che stavo venendomene, mi accorsi chela sua fighina spruzzava fortemente così sborrai tranquillo, mentre la sditalinavo sfrenatamente. Quando tirai fuori il cazzo, mi confessò che era stato assai doloroso per lei ma a quel momento già si sentiva pronta a riceverlo nuovamente in culo. Il discorso mi ingrifò, facendomi raddrizzare il cazzo spaventosamente. Senza esitare la penetrai di nuovo e pompai, pompai dandole colpi alternati: un po rapidi ed altri invece lentissimi. Glielo feci sentire per tutto il suo culetto e lei quella volta venne prima di me. Quando sentii che stavo venendo, lo tirai fuori e mi spostai per presentarglielo davanti alla bocca. Lei capì e se lo prese succhiando tutta la sborra che le fuoriuscì dalle labbra perchè tanta. Ci mettemmo poi a fumare sigarette e, quando finimmo, lei corse a farsi una doccia ma io ero un po stanco e mi addormentai. Quando mi svegliai trovai un biglietto ...
... sulla scrivania dove c'era scritto: dormivi così bene che ti ho voluto fare riposare ma domani tieniti in forma, ciao. I mesi dell'estate passarono tra scopate inculate e passeggiate, poi io andai a Roma per fare gli esami che superai fortunatamente bene, dopo, prima di iniziare l'Università, tornai al paesino ma Livia non la trovai e tornai a Roma deluso e amareggiato. Dopo un mese dissi a mio padre che a Roma non mi sarei ben preparato per il mio primo esame universitario e gli chiesi di farmi tornare al paesino per studiare come si deve. Felicissimo della mia nuova vocazione di studente, m'accompagnò personalmente e mi augurò di avere successo negli studi. Appena partì per roma andai dritto alla casa di Livia ma la trovai chiusa. Non c'era nessuno. Andai al bar, domandai di lei, poi passai all'unico negozio del posto e chiesi anche lì ma nessuno sapeva nulla. Mi chiusi in camera e, per due mesi mi dedicai al solo studio. L'esame lo superai ma il pensiero era Livia. Avevo lasciato il numero di telefono di casa e dello studio di mio padre, pregando il barista di darle a Livia se la avesse rivista ma il telefono non squillava ed io speravo, attendevo. Una mattina mio padre mi telefona dal suo studio, avvisandomi che mi aveva chiamato la signorina Livia. Fece i suoi soliti commenti che il sesso è importante ma più di tutto lo studio. Presi il telefono e chiamai il bar del paese dove chiesi al proprietario se faceva chiamare all'apparecchio Livia ed io avrei chiamato dopo un ...