1. Monica da lontano


    Data: 29/09/2020, Categorie: Prime Esperienze Autore: JoeSex

    Monica arrivò verso mezzanotte. Mentre fuori la pioggia sgocciolava gli avanzi, io ero ai fornelli, per seguire il caffè. L’aroma forte e deciso le avrebbe fatto sicuramente piacere e la sigaretta sarebbe stata goduta alla perfezione. Varcò la soglia di casa con passo leggero, timido, ma non incerto. Si levò subito il cappotto. Ci presentammo, quasi fosse un colloquio di lavoro, ma con la sensazione di conoscerci ed esserci annusati da chissà quanto tempo. La stretta di mano non bastava certo a due come noi che facevano della carne il loro punto di forza, e così ci fu un bacio sulle guance, sentito, profondo, ma solo sulle guance.
    
    Poi si sedette sul divano, come se conoscesse già le geometrie e gli spostamenti energetici del mio spazio casalingo. Mi fece cenno con la mano affinché mi sedessi vicino a lei, ma io fui più scaltro e presi il suo posto facendola accomodare sulle mie gambe. Si mise di lato, mentre con la mano cingeva già il mio fianco. Non era difficile presagire cosa stesse per accadere.
    
    All’improvviso però le squillo il cellulare, si alzò di corsa verso la borsa, tirò fuori il telefono, rispose con un tono di voce piuttosto agitato. Mise subito giù.
    
    Tornò da me, questa volta spalancando le gambe, e sollevandosi la lunga e morbida gonna nera. Riuscì a vedere quello che volevo.
    
    Aveva le autoreggenti nere.
    
    Si sbottonò la camicetta di lino bianca, il seno grande e sodo era lì per me, per la mia bocca assetata. Avvicinai la lingua alla scollatura e ...
    ... cercai subito il capezzolo sinistro. In genere il senso sinistro è più sensibile. Passai le labbra umide attorno all’aureola, dando dei colpetti con la lingua, molto leggeri ma stimolanti. Intanto Monica cominciava a muoversi freneticamente sopra di me. Le mie mani affondarono sotto la gonna, presero i glutei, tastandone le consistenza. Questo mi serviva per avere più spinta nello struscio jeans-figa. Dalle mutandine di pizzo nero percepivo il calore della femmina vogliosa, della troia assetata di cazzo. In fondo eravamo lì per quello.
    
    Si alzò senza dire nulla, e voltandosi, si sfilò il perizoma, porgendomi la fica, pronta per essere leccata e affondata. Mi misi in posizione comoda, e cominciai a scoparla fino in fondo, solo con la bocca. Aveva un sapore eccezionale, le mie labbra umide e appiccicose del suo liquido, si rigonfiarono di sangue assieme alle sue. Le grandi labbra si aprivano ad ogni passaggio. Il clitoride pieno, bolliva e pulsava, e chiedeva di essere preso. Mi alzai, la presi per i capelli, si chinò con la schiena. Ero pronto a penetrarla, a farla sentire importante, donna, avevamo bisogno di godere entrambi quella notte.
    
    “Scopami Joe, avanti, adesso!” – gridò –
    
    “Certo mia Venere, come vuoi tu” – risposi sottovoce –
    
    Entrai dentro di lei di prepotenza, la sua fica era già bella bagnata, burrosa, rovente, e il mio cazzo duro e grosso di fece spazio sentendo ogni brivido di piacere assoluto, tipico del primo ingresso. La cappella sfondò la porta della ...
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