1. Senza futuro, nè presente


    Data: 08/10/2020, Categorie: pulp, Autore: Alba17

    CAPITOLO 1 Finalmente finiti i suoi dieci lunghi anni di prigionia. Non aveva nulla con sé, oltre una scatola di tabacco e vestiti trasandati. Si sedette fuori dal recinto di ferro della prigione, tirò fuori dalla tasca la scatola metallica di tabacco e, con dei vecchi fogli di giornale, cominciò a rollarsi una sigaretta. Quando prese la forma desiderata, l'accese e cominciò ad aspirare, assorto nei suoi pensieri. Dove diavolo sarebbe andato ora? Secoli prima aveva una casa alla quale tornare, una moglie che lo aspettava impaziente alla sera di rientro dal lavoro nei campi. Aveva una madre... Ma perché pensare a tutto al passato? Lui ha una madre. Era andata a trovarlo in prigione, l'ultima volta, circa un anno prima. Non poteva andare più spesso a fargli visita, si era giustificata la vecchia donna. Lui, semplicemente, aveva annuito. Poi le aveva fatto la domanda che raggelò entrambi, e anche l'ambiente intorno. "Speranza dov'è? Perché non viene più a trovarmi?". La povera donna, impreparata a quella domanda, balbettò senza riuscire a comporre nessuna parola che avesse un senso, ma per fortuna lui non indagò oltre. Volse lo sguardo in lontananza su quel pezzo di cielo che si vedeva dalla piccola finestra della stanza degli incontri e sospirò. Così funzionava, i prigionieri dentro la stanza e i parenti, o chi altro veniva a trovarli, fuori da essa. C'era anche una guardia sempre presente che ascoltava i loro discorsi. Non c'era nessuna privacy, ma a lui non importava. ...
    ... Alla fine, stava parlando solo con la madre, chiedendole notizie di Speranza. Speranza, la sua giovane e bella moglie. Speranza, che, quel giorno, quando lo arrestarono, lo guardò con i suoi occhi spaventati facendogli delle domande silenziose: "Cosa sarà di noi d'ora in poi?". Non era passato tanto tempo da quando si erano sposati. Non si era ancora saziato delle sue forme morbide, piene e invitanti. Se l'aspettava che l'avrebbero preso. Dopo aver imprigionato il padre, sapeva che prima o poi sarebbe toccato a lui, ma non immaginava così presto. Non erano servite a nulla le precauzioni della madre e il suo divieto di non andare a trovare il padre in prigione per timore che imprigionassero anche lui. Era come andare nella tana del lupo, gli aveva detto. Alla fine, c'erano arrivati lo stesso. Avevano soltanto prolungato la sua agonia. L'accusa era sempre la stessa: cerchi di sabotare il nostro regime, sei un nemico del popolo, trami alle spalle del Governo. A nulla serviva rigettare le accuse. Una volta preso, era solo perché avevano già deciso di condannarti. Come accadde per suo padre, c'erano dei testimoni che avrebbero confermato tale accusa, mentendo sfacciatamente o spifferando confidenze fatte a presunte persone fidate in momenti di sconforto o debolezza. Nulla più che chiacchiere da bar sulla situazione del Paese venivano considerate alla stregua di ribellioni e complotti politici. C'era anche chi faceva volontariamente la spia, solo per guadagnare punti agli occhi del ...
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