1. Quanto puó essere stupido un uomo


    Data: 12/10/2020, Categorie: Etero Autore: CammelloStanco

    L’inizio della fine.
    
    Era passato qualche giorno da quando LEI se ne andò. Se ne andò definitivamente. Ero ancora stordito per lo shock, per l’alcool e gli ansiolitici che avevo ingurgitato negli ultimi giorni. Avevo perso l’unica donna che ho amato nella mia vita e non riuscivo a metabolizzare il concetto. Era colpa sua, ma anche mia. Come in tutte le separazioni c’è sempre un concorso di colpa.
    
    Mi lasciò una casa vuota e una azienda messa su insieme che dava molto da fare. “Provvedo io a trovare un mio sostituto al lavoro” mi disse pochi giorni prima di andarsene. Senza neanche una selezione mise al suo posto la prima persona che capitò e le fece un accenno di istruzione per quello che doveva fare. LEI sparì per sempre.
    
    Ci misi qualche mese per accorgermi di avere accanto una ragazza, giovane, apparentemente insignificante nell’aspetto e nei modi. Ale parlava poco, lavorava e basta. E molto bene anche. Ci misi ancora un bel po’ per osservare il suo corpo.
    
    Un bel po’ per apprezzare le sue forme perfettamente armoniose, quella pelle liscia. Non avevo intenzioni sessuali. Ero molto professionale. E poi pensavo ancora a LEI.
    
    I giorni passavano inesorabilmente con tanto lavoro e un vuoto che solo chi lo ha passato può capire. E poi dovevo decidere sulla sorte dell’azienda. Fu Ale ad incominciare. Lavoravamo dietro un bancone a stretto contatto l’uno con l’altra. Iniziò a palpare l’unica parte del mio corpo che considero strepitosa: il culo. Tra il divertito e ...
    ... l’infastidito le chiedevo di smetterla. Lei continuava. “Smettila o ti denuncio per molestie sul lavoro” le intimavo. Ah ah. Si è mai sentito un datore di lavoro che denuncia una sua dipendente per molestie?
    
    Erotismo atto I
    
    La cosa continuò per settimane. Poi, capendo che il gesto non mi faceva arrapare, passò ad un atto che considero tra i più erotici che abbia mai visto. In un momento di calma, ma con il magazzino pieno di clienti, si infilò la mano nei pantaloni, sotto le mutande, toccandosi palesemente la figa. La osservavo e non capivo cosa volesse fare. Neanche il tempo di pensarci su troppo, sfilò le dita e le mise sotto il mio naso. Ricordo ancora quell’odore come il più inebriante che abbia mai sentito. Rimasi come un ebete senza reagire, senza dire nulla, senza fare nulla.
    
    L’imbarazzo era dovuto sia dalla mia posizione di datore di lavoro, sia dalla sua posizione di donna sposata con un bambino di pochi anni.
    
    Passavano i giorni e la mia testa era più confusa che mai. Ale continuava a tastarmi il culo e, qualche volta, anche il pacco davanti. Io incominciavo a guardare il suo di culo e la fede che portava al dito. Il culo e la fede d’oro. Il culo e la fede. Finchè un giorno non gliela vidi più. Non feci domande. Quella fede non la vidi mai più al suo dito.
    
    Un giorno, dopo la chiusura serale sbottò in un pianto che avrebbe impressionato chiunque. Ale si sedette sulle mie gambe e fu la prima volta che toccai quel corpo meravigliosamente sodo. Mi disse, in un ...
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