1. Quanto puó essere stupido un uomo


    Data: 12/10/2020, Categorie: Etero Autore: CammelloStanco

    ... mare di lacrime, che si era separata. La consolai come meglio avrei potuto. Ma in certi casi una semplice carezza vale più di mille parole. La accarezzai e le promisi di aiutarla economicamente se ne avesse avuto bisogno.
    
    I giorni passavano e incominciavo ad osservarla più attentamente. Lei non puntava solo me, ma anche il magazziniere. Li osservavo entrambi. Un giorno li ho anche seguiti in auto. Andavano a casa di lui. Rabbia, gelosia. Ma gelosia per chi? Per una ragazza che manco avevo sfiorato?
    
    Erotismo atto II
    
    Ancora qualche giorno e sono protagonista di un altro gesto erotico da paura. Era estate e faceva molto caldo. Era sera, dopo la chiusura, soli, facevamo i conti. Io portavo dei pantaloni molto leggeri e larghi. Io leggermente supino sul bancone a contare i soldi e lei anche. Ale, dolcemente, ma con tanta determinazione, fece scivolare il suo dito medio sotto le mie mutande fino a raggiungere il mio buchetto. Non fu una vera e propria penetrazione ma quasi. Io, incredibilmente immobile. Poi levò il dito e disse “guarda!” ficcandoselo in bocca con calma e guardandomi con i suoi occhi neri enormi. Mi fissava e roteava la lingua su quel dito. Non ricordo cosa mi passò per la testa in quel momento. Ricordo solo che, arrivato a casa, mi masturbai come nessuno al mondo.
    
    Decisi di vendere l’azienda e, nel processo di transizione, cambiarono i rapporti tra me Ale e Vittorio (il magazziniere). Nel senso che ero più rilassato e, a breve, non sarei più stato un ...
    ... datore di lavoro. Si usciva a cena la sera, al pub la notte e cose sollazzevoli di questo genere. Eravamo veramente amici.
    
    Maledetto pudore!
    
    Ancora noi tre. Sobbarcati da una mole di lavoro che solo tredicimila clienti possono dare. Quella sera, non so se avevamo bevuto, alla chiusura ci siamo accasciati sulle sedie per rilassarci. Ale prende l’iniziativa e si stende sul bancone come per riposarsi o dormire. Io, spinto da non so che (arrapamento forse?) le sfilo i pantaloni, le calze e inizio a passare la lingua su un suo piede. Millimetro per millimetro. Sentivo ogni ruga, ogni durone di quel piccolo meraviglioso piede. Passavo la lingua tra ogni dito, ciucciandomelo per minuti interminabili. Vittorio non stava a guardare. La stava baciando palpeggiandole il piccolo e sodo seno. Non so quanto sia durato. Forse venti minuti. Poi la parte razionale e perbenista di me mi ha fatto sussurrare un “BASTA” e siamo andati via come ogni sera.
    
    Due volte scemo!
    
    Il lavoro e le cene al ristorante si susseguivano. Ricordo una in particolare. Sempre noi tre, sempre brilli, sempre allegri come se il mondo fosse nostro (io 29 anni, lui 38, lei 25). Vittorio aveva bevuto tanto e, nel mezzo di una chiacchierata al tavolo, mi spara mezzo metro di lingua in bocca. Così, avanti a tutti. Io indietreggio schifato. Ale, con una calma e naturalezza più uniche che rare, disse: “me lo fate rivedere?”. Dentro di me, sotto sotto, avevo capito di non capire un cazzo. Non avevo capito un cazzo ...