1. Fast food e ricordi


    Data: 22/10/2020, Categorie: Etero Autore: Cavernoso

    ... seno, fino al capezzolo. “Non ti basta mai?” Lo strinse, lo tirò. Lei si morse il labbro. Passò le dita sull’areola, poi continuò a colpirlo. Nel frattempo con la sinistra scese sulla vagina, passando due dita sulle labbra, per poi spostare il costume per toccarla senza filtri. “Carlo…” La penetrò con quelle due dita, sentendola calda, già umida, nonostante non fosse passato molto tempo dalla precedente scopata. Poi uscì e andò a stimolare il clitoride, in un gioco che sapevano bene. Simona ebbe le gambe morbide, dovette aggrapparsi al bancone della cucina ed emise un gemito. Carlo continuava in quella opera di stimolazione, mentre il suo pene diventava duro, sempre più. Voleva però dedicarsi a lei. La fece spogliare, liberandosi di quei pezzi di stoffa ormai inutili. Sempre rimanendo dietro, scambiò le mani: ora con la sinistra si dedicava alla parte alta, con la destra già la penetrava. Le strinse il collo, facendole reclinare la testa. Con il medio entrava ed usciva, senza troppa fretta. Aggiunse un dito, lei reagì con un sospiro lunghissimo. Carlo aveva le mani bagnate ormai, Simona era già caldissima, scottava. Continuò quella penetrazione per un po’, godendosi ogni centimetro di pelle libera con l’altra mano ed i gemiti di Simona. Decise quindi di metterla con le spalle al muro, togliendosi anche lui il costume, ormai scomodo. La spinse contro la parete, facendo pressione con il suo corpo. Simona non doveva respirare ma aveva forza per gemere ancora. Carlo aumentò ...
    ... la velocità e la forza delle dita, mentre Simona iniziò a mordergli il collo. Forse non voleva gridare, forse voleva che anche lui provasse qualcosa di forte. I suoi denti lasciavano i segni sulla carne, però perdeva la presa quando sentiva le gambe cedere. Lui accompagnava la penetrazione delle dita con delle spinte del bacino, senza penetrarla con il pene. Simona voleva forse ricambiare, cercava il pene di Carlo, lo prendeva e provava a masturbarlo ma con poca convinzione. Quelle dita, quella parete contro cui era pressata, quel calore dei corpi e della sua vagina la mandavano in estasi, quasi non capiva più nulla. Carlo continuò senza pietà, finché lei, dopo tre gemiti molto forti, lo strinse a sé e fu scossa da un tremito, poi un altro, fino a che non rimase ferma, ma con un fiatone immane. “Buono questo numero 12?”. Simona, quella reale, non del ricordo. Carlo non l’aveva vista arrivare, era davvero così preso da quella scena? “Sì, ma non è il mio preferito.” “Avevi una faccia assente. Cosa stavi pensando?” “Mah, niente… alla partita di oggi… ho sbagliato un po’ di servizi…” “Carlo, ti conosco bene, lo so che… senti, io ho chiesto il permesso per non fare il turno fino a mezzanotte. Potresti riaccompagnarmi a casa?” “Certo! Fra quanto stacchi?” “Teoricamente ora, devo cambiarmi e possiamo andare” Carlo guardò Simona e notò che la divisa del fast food le stava incredibilmente bene, il seno pronunciato sotto la camicetta lo stimolava. “No dai, rimani in divisa. Ti dona ...