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La più classica festa di Halloween 2
Data: 27/10/2020, Categorie: Etero Autore: Perseus
“Wow…” Si lasciò sfuggire il commento guardandosi attorno. Irene la guardò soddisfatta, dovendo già alzare la voce per riuscire a farsi sentire. “Hai visto? Tu non sei mai voluta venire, ma queste feste sono da sballo! Vieni!” La sua amica la prese per mano e, per prima cosa, la condusse al guardaroba. Tutta la navata sinistra, ad esclusione dei primi metri, era stata chiusa con un muro, isolandola del resto del locale, e allestita per la funzione che doveva ricoprire. Un largo banco trasversale in tutta la sua larghezza e file, lunghe infinite, di appendiabiti. Si stupì di vedere solo due ragazzi, travestiti da zombie sanguinolenti, a gestire quel lato. Consegnarono le giacche, misero in un posto sicuro lo scontrino, e entrarono nel locale vero e proprio. “Chiudi gli occhi e fidati di me.” Non era affatto convinta di quella cosa, ma decise di affidarsi all’amica. Irene la prese per entrambe le mani, le diede un bacio a stampo, e la guidò attraverso la navata principale. Qui, se possibile, la musica era ancora più forte. Ovunque la stesse portando, sembrava non arrivasse mai. “Ecco, qui puoi aprirli!” Il locale era gremito di gente. Già così sembrava pieno, come poteva entrare quella che era fuori? Rimase affascinata di quanto le si presentò davanti agli occhi. Nella navata di destra, per diversi metri di lunghezza, era stato allestito un banco bar che dire enorme era poco. Nonostante questo i ragazzi si accalcavano e facevano la fila per avere da bere mentre i baristi si ...
... davano da fare come pazzi. Streghe, zombie, vampiri, fantasmi… non mancava nessuno a preparare i cocktail. O a berli. Irene la tenne stretta e la condusse attraverso gli sgabelli, i tavolini, e i divanetti che riempivano lo spazio tra le colonne e il muro. Una quantità incalcolabile di persone. Ecco quanti erano lì dentro. E nessuno si stava annoiando. Arrivarono in cima alla navata senza far caso agli sguardi dei ragazzi. Una pesante porta di legno recava due scritte. La prima, fatta da mano esperta, recitava “sacrestia”. La seconda, scritta con vernice rossa e nemmeno tanto bene, recitava “privé”. “Io, qui, non sono mai entrata”, le urlò Irene in un orecchio per riuscire a farsi sentire con un tono che lasciava intendere che avrebbe avuta una gran voglia di vedere cosa vi si celava dietro. Ma un enorme Frankenstein custodiva gelosamente quel passaggio. Infine l’abside! Non aveva più nulla di sacro, nemmeno a cercarlo con attenzione. Al posto dell’altare era stata attrezzata la postazione del dj, con alle spalle un megaschermo dove scorrevano le immagini di un film buio che non riuscì a riconoscere. Quello che la lasciò senza fiato erano i due uomini e le due donne che ballavano, con una versione molto lasciva e sensuale della tunica dei loro corrispettivi religiosi, su strutture di legno che ricordavano fin troppo bene i pulpiti da cui i preti lanciavano i loro sermoni alla folla. E sopra tutto questo spettacolo di follia, una quantità indefinibile di faretti si muoveva ...