1. Il suo rito mattutino violato [seconda parte]


    Data: 02/11/2020, Categorie: Etero Autore: GINAeJOHNNY

    Eccolo di fronte a lei, capelli corti nerissimii, spalle curve e sguardo basso, sapeva di averla fatta grossa, e chissà da quanto tempo la spiava, lei non se n'era accorta, mai. Aveva violato quei momenti tutti suoi, la cosa la faceva arrabbiare oltre modo, rimase così sulla porta braccia incrociate in silenzio aspettando che lui trovasse il coraggio di alzare lo sguardo. Lo aveva visto altre volte in giro nel quartiere spesso passare in macchina, ma non aveva mai dato cenno di considerarla. Lo aveva notato il giorno del trasloco e non le era rimasto indifferente, per niente. Sentì calore e un po' di liquido caldo uscirle dalla vagina, così a tradimento, doveva essere arrabbiata e si arrabbiò ancora di più per questa reazione. Lui ancora non faceva niente, a quel punto disse: "dobbiamo parlare sulla porta o posso entrare?" con il tono più duro che riuscì a tirare fuori. Lui si fece da parte e le disse di entrare, ma ancora non aveva il coraggio di alzare lo sguardo.
    
    "Assurdo! non riesci a guardarmi adesso?"
    
    Silenzio, sospirò e alzò la testa. Indecifrabile lo sguardo, tra vergogna, ammirazione, sorpresa e anche dolore. Due occhi verdi, tristi e mortificati, ma dalla pupilla dilatata.
    
    Chiuse la porta dietro di lei. Ma che era venuta a fare? come se ne esce da una situazione così? c'aveva pensato tutto il giorno, certo era sconvolta, allo stesso tempo però la cosa le aveva solleticato ancora di più le sue fantasie, perché quello che lui non sapeva era che spesso quando ...
    ... la mattina si toccava lo faceva pensando a lui.
    
    Alle sue mani, ai suoi baci, alla sua lingua, al suo pene. E ora? era lì arrabbiata? eccitata? cosa ci faceva lì?
    
    Approfittando del momento di incertezza lui le chiese se voleva qualcosa da bere.
    
    Sì trovò suo malgrado a bere del vino. La tensione era palpabile, il silenzio assordava entrambi.
    
    Poi lui le parlò chiedendole scusa, cercando di trovare parole per farle capire che quello strano gioco era nato per caso e che era stato imperdonabile da parte sua portarlo avanti. Non disse mai cose fuori posto, o preoccupanti. Lei pensò che era solo un uomo e per giunta un uomo solo, che l'ammirava dalla finestra e che anche in questo momento si stava prendendo le sue responsabilità. Disse che era mortificato e che non poteva tornare indietro, ormai lo aveva fatto, ma aveva comprato tende nuove e comunque non gli sarebbe passato più per la testa di farlo.
    
    Lei rimase sempre in silenzio, non aveva ancora capito cosa pensare, e glielo disse, e alzandosi dalla sedia disse che ci avrebbe dormito sopra per decidere se procedere in qualche modo nei suoi confronti, si avviò verso la porta e lui la stava seguendo, le caddero le chiavi di casa lui non si accorse che lei si stava fermando e le andò addosso.
    
    Sentì il suo corpo contro il suo, caldo, e sentì anche la sua altezza, una mano che la tratteneva per i fianchi e l'altra per il braccio per impedirle di cascare per via dell'urto, l'aveva ripresa in tempo. Sentì anche il suo ...
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