1. La più classica festa di Halloween 3


    Data: 14/11/2020, Categorie: Etero Autore: Perseus

    Vedendola sola un lupo mannaro le si avvicinò. Indossava un paio di pantaloni stracciati, il torso era nudo e il viso era coperta da una maschera da mannaro che, nella semi oscurità della discoteca, pareva davvero ben realizzata. Si dimostrò subito gretto, poco fine, decisamente poco elegante. Nulla che la invogliasse a stringere un rapporto. Tuttavia, un attimo prima di respingerlo, si immaginò stretta contro quel torace possente, intrappolata da quelle braccia forti, bloccata da quelle mani così grandi… Da quanto tempo non si sentiva così? Cosa le stava succedendo? Possibile che, in qualche modo, l’avessero drogata? Si guardò le mani, vuote. E se fosse andata un momento in bagno? Nessuno se ne sarebbe accorta e lei... Per un attimo il desiderio le fece mancare il fiato. Due mani forti e sicure la colsero al volo mentre le ginocchia le venivano meno. Si immaginò schiacciata contro il muro, presa con forza e decisione. Proprio come il suo ex non era capace di fare. “Ehi! Stai bene?” Sconvolta. La parola giusta era sconvolta. Perché non si toglieva quella dannata maschera e non le metteva la lingua in bocca? Si passò una mano sul viso, cercando un poco di contegno. Portami in bagno e prendimi, fu la prima risposta che le venne in mente. “Sì… sì grazie. Alcol, mi serve alcol.” “Sei sicura?” “Sì… voglio dell’alcol...” “Ti accompagno.” “Sì...” Il mannaro la guardò, ma lei non riuscì a interpretare quell’espressione. Aveva solo il dubbio che ogni “sì” fosse stato più simile a ...
    ... un gemito che a una vera risposta… ma non poteva farci nulla. Avrebbe dovuto ritrovare le sue amiche, andare a casa e finalmente sfogarsi. Ma il pensiero di perdere quell’uomo la riempiva di tristezza e malinconia. Persa in questi pensieri si ritrovò con un bicchiere pieno in mano. Il lupo la stava guardando. “Grazie.” Senza pensarci due volte avvicinò il cocktail alle labbra e bevve. La sua anima parve trovare un po’ di sollievo dalla frescura del drink. Doveva riconoscere che lì dentro era davvero caldo. “Ehi, bevi piano o ti verrà subito alla testa.” Si passò la lingua sulle labbra per gustarsi quel gusto agrodolce. “Meglio addosso...” “Scusa?” Sgranò gli occhi. L’aveva detto sul serio. Che imbarazzo… “Dicevo che… sì, hai ragione, meglio bere piano.” Non riusciva a ricordare il cammino fino al bar. Nemmeno la fila per aver da bere. Ancora meno il tragitto fino ad un angolo buio e seminascosto nella zona dei tavolini. Il mannaro disse qualcosa, ma lei non capì. Si passò una mano tra i capelli. Il cappello! Dov’era finito il cappello? Si guardò attorno. Il mannaro disse qualcos’altro. Lei ebbe un attimo di incertezza e si appoggiò alla parete. Altre incomprensibili parole. Perché non le si faceva più vicino, non le strappava le mutande e la prendeva lì dov’erano? Perché agli uomini bisognava sempre spiegare tutto? Il mannaro le si fece vicino, forse preoccupato. Dal canto suo, lei si sentiva un fuoco dentro come non le era mai capitato e non riusciva a contenerlo. Il primo ...
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