1. Stessa ora, stesso parco


    Data: 16/11/2020, Categorie: Prime Esperienze Autore: light78

    E' l'alba.
    
    Come ogni mattina mi alzo presto per fare un po' di running prima di tuffarmi nell'ennesima, monotona giornata lavorativa.
    
    Faccio una leggera colazione, poi mi libero degli indumenti sudati della notte, figli dei miei sogni maschili.
    
    Apro la doccia, attendo che sia bella calda, cospargo il mio corpo di doccia schiuma passandomi le mani ad occhi chiusi: cerco di capire se il tanto esercizio per scolpire i miei muscoli comincia a dare i suoi frutti.
    
    Passo la mano tra gli addominali, ben tesi, sento che reagiscono alle mie sollecitazioni.
    
    Afferro i miei glutei, mi compiaccio di tanta rotondità, mai avuta in passato.
    
    La mano afferra il mio membro: da quando dedico più tempo al mio corpo anch'esso è più tonico, più vivace. Sembra chiedermi qualcosa, ma i ritmi incalzanti richiedono solo una veloce sega strozzata, tanto per vivacizzarlo.
    
    Risciacquo tutto il mio corpo dalla schiuma.
    
    Mi infilo veloce l'accappatoio e via. Sono pronto.
    
    Indosso i boxer, pant attillati e una tshirt per la corsa. Al braccio lo smartphone con le cuffiette.
    
    Scendo di casa con passo tranquillo per riscaldarmi tanto per arrivare al Parco.
    
    Comincio la mia corsetta come da tabella, assorto come sempre nelle musiche di Morricone.
    
    Improvvisamente avanti a me appare lei, minuta, capelli raccolti mori, lunga treccia, spalle ben definite, canottierina gialla.
    
    Porta delle pants corte, cortissime, non attillate, che lasciano intravvedere i suoi glutei, sodi, ...
    ... armoniosi, nel pieno della sua gioventù.
    
    Non ha più di vent'anni, un bel bocconcino veramente.
    
    Mi sento rinvigorito, anche se sono a più di metà del mio percorso.
    
    Accellero il passo, affannoso di comprendere come sia anche di viso.
    
    Oramai mi avvicino: mi sembra di essere appena partito, il fiato non è mai stato così buono, le gambe girano da sole, attratte da quel culetto abbronzato davanti a me.
    
    Continuo a correre al suo passo, ho rallentato appositamente il ritmo, un po' sfalsato rispetto a lei.
    
    La semi curva mi aiuta: scorgo il suo viso, è proprio carina, un nasino piccolo, armonioso, nonostante lo sforzo, il collo bello lungo. I seni sono piccoli, commisurati al corpo.
    
    Sono le sette di mattino, il sole ancora basso sull'orizzonte, comincia ad illuminare le nostre sagome, il sudore sul corpo la rende ancora più eccitante.
    
    Finge di non vedermi, anche se con la coda dell'occhio già due tre volte si è girata a voltarsi.
    
    Decido di affiancarla e la saluto con il capo. Lei mi sorride e spiazzandomi mi dice “Ce ne hai messo a farti coraggio!”, cominciando a passeggiare.
    
    Le sorrido, le stringo la mano e ci presentiamo, Stefania il suo splendido nome. Capisco che la ragazza sa il fatto suo, non è certo una sprovveduta.
    
    Parliamo del più e del meno in ben che non si dica: la invito a sederci su una panchina all'ombra del boschetto.
    
    Io mi siedo con i piedi sulla panchina e la guardo: lei difronte a me, aria sbarazzina sorridente, il sole che passa tra i rami ...
«12»