1. Sole di Maggio


    Data: 19/11/2020, Categorie: Sentimentali Autore: CLAUDIO TOSCANI

    ... sfumatura d’ombretto malva le davano lucentezza al viso e un aspetto di sbarazzina sensualità. Procedette verso di loro, la gonna ondeggiante sulle ginocchia. Perfino il padre s’incantò a guardarla. Mauro posò il pennello e la salutò con un imbambolato “ciao”. «Ho saputo che ceneremo in casa», disse Silvia con ostentata padronanza. «Me l’ha proposto tuo padre. Io non…» «Mauro va benissimo non preoccuparti, così potrò ridarmi un ritocchino al trucco dopo cena», lo rassicurò Silvia con una leggera carezza. Poi aggiounse: «Allora come procede il restauro dello sgorbio?» Ignorandolo, Silvia obbligò il genitore a spostarsi. «Mi hanno riferito che vuoi fare il miracolo di migliorarlo.» «Stavo per cominciare...» Lei gli sfiorò la guancia con le labbra per non sporcarlo di rossetto, quindi redarguì il padre con un tono quasi perentorio: «Pa’ per quanto tempo hai intenzione di sequestrarmi Mauro?». “Te saludi ritucch. Ura ul Leunard, al ma va in del balun.” Borbottò Riccardo tra se. Sbuffò spazientito e mise l’orologio davanti agli occhi della figlia. «Tra dodici secondi esatti inizierà a salire il primo gradino di casa. Silvia potresti andare ad aiutare tua madre a sbrigare qualche faccenda?» Lei finse di ignorare il consiglio, gli fece una smorfia perché intendesse quanto lo scarabocchio che Mauro si accingeva a migliorare fosse irrecuperabile. «Silvia ostrega», brontolò Riccardo «vuoi levarti di torno?» Lei schioccò al padre un bacio sulla guancia e si allontanò frettolosa. Si ...
    ... soffermò a osservarli qualche istante. Poi scomparve dietro il cantone lasciando impressa nella mente di Mauro l’immagine svolazzante della sua gonna. «Te l’avevo detto che le avrebbe fatto piacere se aveste cenato in casa. Li conosco i miei figli.» Riccardo scosse il capo e commentò col tono meditato di chi rifletteva sulle arcane sottigliezze dei comportamenti femminili: «Mauro, le donne sono così strane che nessuno riuscirà mai a capirle.» Ravvivando luminosità di una nube, lui fece un assorto cenno d’assenso. «Te sé propi in gamba.» Guardando Riccardo, a Mauro venne da sorridere. «Cusa l’è che l’ghé?» «Silvia gli ha lasciato l’impronta delle labbra sulla guancia.» «O’Ssignur! È meglio che vada a pulirmi prima che qualcuno mi veda.» Tenendosi coperto il viso, Riccardo si diresse verso la vaschetta di servizio della rimessa. Mezz’ora dopo il dipinto aveva assunto profondità e tonalità ariose. Il cielo, dapprima di un crudo celeste, Mauro lo aveva velato di trasparenti violetti che si riflettevano sul lago. Anche la barca aveva acquistato una silhouette slanciata e l’acqua somigliava all’acqua. «Gli hai fatto il lifting», commentò Riccardo. «Il bello della pittura a olio è di poter rimettere le mani su un’opera realizzata da qualche tempo», gli spiegò Mauro. «Ora dovrebbe tenere il quadro ad asciugare in un luogo buio per una decina di giorni, perché la luce fa precipitare i colori se sono ancora freschi.» «Precipitare?» «I colori perdono tono e intensità.» «Lo metterò ...
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