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Sole di Maggio
Data: 19/11/2020, Categorie: Sentimentali Autore: CLAUDIO TOSCANI
... pancia.» Lui si lasciò andare a un beato sorriso. «Quando giunse mio padre trovò la porta spalancata. Due operai caricavano sacchi di cereali in un furgone. Non sapeva che fare. Uno di loro, vedendolo che occhieggiava, disse che avrebbe trovato la sua morosa nella stanza in fondo al magazzino. Siccome esitava ad andarci, quello lo rassicurò, dicendogli: “Cià ndem giunot, che t’accumpagni da la tò murusa.” Vedendolo ancora indeciso, seguitò: “Ehi student, ghe sun minga i carabiné, ostrega, fides!” «Trovò mia madre seduta accanto ad una stufetta elettrica. Sorseggiava tè bollente. Quella gente le aveva persino rimediato scarponi da montagna perché tenesse i piedi al caldo.» «E dopo?» «Lei si buscò un forte raffreddore, mio padre andò a trovarla e da quel giorno incominciò la loro storia. Pure lui era al primo anno universitario. Frequentava la facoltà di matematica. Per mia madre iniziarono anni difficili perché mio padre credeva nel riscatto del proletariato dallo sfruttamento capitalistico. Aveva otto anni quando perse il padre muratore, in un incidente sul lavoro, per via di un ponteggio malandato. Sicuramente si era portato dietro un profondo risentimento nei confronti della società per quell’accaduto. Così, nell’ultimo anno di liceo, entrò nella militanza politica per incitare gli operai a unirsi agli studenti e battersi contro i padroni. Sapessi quante volte mia nonna Martina mi ha confidato: “Se el ghera no la tò ma’, che l’frenava, ul tò pa al podaria ess ...
... accuppà.” Mia madre dovette passare parecchie notti in casa di mia nonna che penava perché lo sapeva fuori alle assemblee o a occupare le scuole. Una volta rientrò all’alba con la camicia intrisa di sangue. Il suo gruppo aveva avuto uno scontro con studenti di destra e si era buscato una coltellata dalla parte del fegato. Siccome era una ferita da taglio e i medici sarebbero stati obbligati a informare la polizia, lui preferì rinunciare all’ospedale. Così gli dovettero fermare l’emorragia premendogli sulla ferita un asciugamano riempito di ghiaccio. Fortuna volle che lo avessero preso di striscio.» «Era un bello sciagurato», commentò Mauro. «Tua madre non ha mai pensato di lasciarlo?» «Era innamorata e mia nonna paterna si raccomandava che non lo facesse. Trovarsi senza marito, lavorare in fabbrica nove ore il giorno, per mandare a scuola un figliolo come quello e badarlo, non ci sarebbe riuscita da sola.» «I tuoi nonni materni sapevano della sua attività politica?» «Come non potevano? Leggeva le riviste della sinistra extraparlamentare quando in estate veniva a trovare mia madre. Molte volte si sono raccomandati che lo lasciasse, ripetendole che un futuro non se lo sarebbe fatto con quello sfaticato barricadiero, ma lei gli rispondeva che lo amava troppo e che era affezionata molto a sua madre. Così, fra preoccupazioni e periodi tranquilli, giunsero a laurearsi. Nel frattempo i miei nonni, che avevano un negozietto di mercerie, assunsero la prima commessa, iniziarono a vendere ...