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Sole di Maggio
Data: 19/11/2020, Categorie: Sentimentali Autore: CLAUDIO TOSCANI
... scoperto», urlò uno degli scommettitori clandestini. Fumo e fiamme si sollevarono in punti diversi della macchia e un uomo si precipitò sul prato, gesticolando. A Stefano furono chiare le manovre: i due figuri, rientrati nella macchia, fungevano da pali pronti ad appiccare il fuoco agli sterpi per creare un diversivo qualora fossero stati scoperti. Con la coda dell’occhio vide Silvia imboccare il viottolo e Mauro correrle appresso. Consegnò la videocamera ai compagni, raccomandò loro di non muoversi e si lanciò all’inseguimento ma Gigi e Dino, infilate roncole e videocamera nello zaino, si precipitarono a seguirlo. «I forestali, altroché se avevano preso sul serio la telefonata! Volevano cogliere quella gente sul fatto ma il diversivo del fuoco li ha colti di sorpresa.» Precipitandosi giù per il sentiero, Gigi saltò una sporgenza rocciosa. «Dino, risparmia il fiato e corri.» L’incendio Un agente dei forestali sbucò sullo spiazzo brandendo un bastone ma nel tentativo di separare gli animali perse l’equilibrio e cadde malamente. Ci fu un concitato vocio a valle della macchia in fiamme. «Rossi, avvisa il comando e i pompieri. Ispettore, ispettore! Rossetti, hai visto l’ispettore?» «Ha aggirato il fuoco per raggiungere la radura.» «Cristo Santo, rischierà di rimanere circondato dalle fiamme. Tentiamo di raggiungerlo.» «Non ce la faremo. L’incendio si sta propagando troppo in fret…» Interrotta da violenti colpi di tosse, all’agente la voce morì in gola. La macchia si stava ...
... trasformando in un rogo. Con il volto contratto in uno spasmo di dolore, il forestale si trascinò verso il bastone per prepararsi a respingere l’assalto del molosso ma la bestia aveva esaurito il suo furore aggressivo. Mollata la gola dell’avversario, guardava l’agente come per chiedergli aiuto. Dal suo labbro lacerato un filo di bava rossastra colava sull’erba. Il pitt-bull giaceva a terra esanime, la gola squarciata. Accortosi che il forestale non poteva inseguirlo, l’uomo rimasto liberò il suo cane e provò a strattonarlo ma la bestia, atterrita, si oppose puntando le zampe. Nel momento in cui Stefano superava Mauro, Silvia balzò oltre la mota del fosso, irruppe sullo spiazzo, raccolse il randello e si scagliò contro l’uomo. Il tizio intravide una massa piombargli addosso. L’urto fu così violento che lo fece cadere bocconi. Rapida come un felino, Silvia s’inginocchiò sulla sua schiena e gli passò il bastone sotto la gola. Per quell’innata fedele affezione della sua razza anche ai padroni più aguzzini, il cane si apprestò ad aggredirla. Inchiodato al suolo dall’orrore della morte imminente, l’aguzzino aveva serrato gli occhi. Silvia premette il bastone contro il pomo d’Adamo dell’uomo. Lo sentì emettere un grido strozzato. Un baleno di padronanza le impedì d’imprimere lo strappo verso l’alto e spezzargli il collo. Si sentì afferrare per le ascelle e scaraventare di lato. Stefano strappò il legno dalle mani di Silvia e si apprestò a usarlo per parare l’attacco della bestia ma ...