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Sole di Maggio
Data: 19/11/2020, Categorie: Sentimentali Autore: CLAUDIO TOSCANI
... l’animale corse a infilarsi nella macchia. Si avvicinò con cautela all’altro cane per slegarlo. La bestia si fece liberare senza dar segni aggressivi e scappò. Tremante Silvia si gettò tra le braccia di Mauro. «Stavo per ucciderlo.» «No, Silvia, non stavi per uccidere nessuno. Calmati.» «Ragazzi», urlò Stefano «dobbiamo andarcene o rimarremo intrappolati dal fuoco.» Le fiamme, alimentate dalla brezza, avevano preso un fronte ampio e crepitavano a ridosso della radura. Dino riconobbe i gradi dell’agente. «Ispettore, lo aiuto a rimettersi in piedi?» «Vuoi di dove sbucate?» «Ci farà le domande al comando. Ora dobbiamo filare se non vogliamo abbrustolire. Ce la fa a camminare?» «Non credo di farcela.» Gigi e Dino lo aiutarono a sollevarsi reggendolo per le ascelle. L’agente appoggiò il piede sul terreno ma una fitta lancinante gli salì al cervello. Il fuoco aggrediva la vegetazione ai lati della radura. «Ispettore ci passi le braccia attorno alle spalle e provi a camminare.» Il forestale mosse un passo ma un’altra fitta gli fece stringere i denti. «Ho qualcosa di fratturato al piede, lasciatemi qui.» La tensione nervosa lo sottoponeva a una profusa sudorazione. Sulla sua divisa si formavano chiazze scure. Per contrasto con la drammatica situazione, la macchia in fiamme sapeva di buono. Quella fragranza di legna bruciata faceva pensare all’intimità della vigilia natalizia passata al canto del focolare. «Invece verrà con noi, ispettore.» «Vi rallenterò. Non ce la farete.» «Cammini ...
... a gamba zoppa o come cazzo le pare, ma qui, lei, non ci rimane. Gigi, Dino, fategli da stampelle. Forza, proviamo ad allontanarci.» Fecero qualche passo e compresero quanto la fuga sarebbe stata esasperatamente lenta. L’ispettore suggerì di prendere su per il fosso. «La vegetazione è meno fitta nell’alveo», disse. «E il cane ferito?» chiese Silvia. «Le metta un guinzaglio e provi a farlo camminare ma se non riuscisse a seguirci dovrei abbatterlo.» Cominciarono a risalire il letto del rivo. Dietro, il fuoco invadeva la radura attraversata da lucertole e topi in cerca di scampo. Le vampe avvolsero la carogna del pitt-bull e presero l’aire su per il viottolo che portava al cornicione. Cenere e residui di vegetali carbonizzati cadevano sui fuggiaschi ma, nonostante la brezza spingesse il fuoco nella direzione di fuga, la colonna riuscì a guadagnare terreno. Stefano roteava la roncola per aprire un varco, precedendo tutti. «Dobbiamo avvisare i vigili del fuoco. Silvia, chiamali.» «Non preoccupatevi. Lo avranno già fatto i miei colleghi», disse l’ispettore. Silvia guardò il cane proseguire barcollando. «Ragazzi, telefono a Livio e lo avverto che ci vengano incontro con i soccorsi.» «Digli di raggiungere il chilometro diciotto della provinciale che porta al Passo della Torraccia e che… lascia stare lo faccio io.» Stefano premette nervosamente i tasti del cellulare. «Livio?» «Stefano, vigliacca boia, Fabrizio mi ha detto tutto. Siete partiti di testa?» «Per le rampogne ci sarà tempo. ...