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Sole di Maggio
Data: 19/11/2020, Categorie: Sentimentali Autore: CLAUDIO TOSCANI
... l’unica soluzione. Ascoltatemi: tra poco troveremo una briglia. L’acqua ha scavato un avvallamento lì sotto. Mettetemi nella gora e scappate.» Qualche focolaio li stava sopravanzando. Davanti a loro c’era rimasta un’esigua striscia di macchia che non ardeva, ma il fronte del fuoco si stava congiungendo. «Eccola, la vedo!» gridò l’agente. «È quella costruzione in cemento che sembra un muretto rialzato ai lati.» Sollevò gli occhi al cielo. “Dio fa che nella gora ci sia acqua sufficiente a coprirmi sotto la cascatella” Larga un paio di metri, e con l’acqua alta una quarantina di centimetri nel punto più profondo, la pozza c’era. «Rotolatevi nell’acqua e buttatemi dentro, presto!» «Per respirare come farà? Le occorrerebbe una cannuccia», disse Dino. «Mi arrangerò in qualche modo. Sbrigatevi a bagnarvi e correte. Più su c’è una cascatella artificiale come questa. Superatela e risalite l’alveo fino a che troverete una stradina di servizio. Dovrete seguirla dal lato in salita. Vi porterà sulla provinciale. Ora bagnatevi e scappate.» I ragazzi rimasero dubbiosi se abbandonarlo. «Cristo, scappate!» urlò il forestale. Si rotolarono nella gora, posarono l’agente nell’acqua, bagnarono il cane, lo issarono oltre la briglia e si aiutarono a superarla. Avanzarono badando solo a non ferirsi gli occhi. L’impeto col quale Stefano si buttava tra l’intrico dei vegetali, era furioso. Lingue di fiamma si alzavano davanti a loro. Il fumo acre che sollevava frammenti di foglie annerite, come ...
... sciami di brune farfalle, li costringeva a procedere a capo basso orientandosi seguendo il rigagnolo. Raggiunsero un tratto d’alveo libero dai rovi. Per una ventina di metri procedettero quasi a passo di corsa. Poi la vegetazione tornò a intricarsi. Dietro, il fuoco aveva aggredito la vegetazione attorno alla briglia. Davanti a loro focolai si stavano unendo. Stefano si fermò per valutare la situazione, sollevò il pesante cane e si lanciò nello stretto spiraglio tra due ali di fiamma. Superò il focolaio sollevando faville. Gli altri lo seguirono e riuscirono ad allontanarsi dal rogo. La bestia si adagiò sul ruscello, sfinita. A valle del suo corpo l’acqua si colorava di rosa. Silvia si chinò per cercare di rianimare il cane ma l’unica cosa che potesse fare era di massaggiarle il corpo con energia. Mauro si avvicinò a lei tossendo. Aveva il viso sporco di vegetali inceneriti e gli occhi mezzi chiusi. «Silvia, dobbiamo andare», le disse ansimando. «Il cane sta morendo. Non possiamo fare più niente.» «Non voglio lasciarlo qui.» Stefano irruppe tra i due, prese la bestia in braccio e incitò gli amici. «Forza, scappiamo o faremo la fine della pancetta affumicata.» Avvistarono la seconda briglia. Superarono anche quell’ostacolo e riuscirono ad allontanarsi dal mantello del fumo. Via, via che risalivano il rivo si faceva più ricco d’acqua fino a che dovettero procedere sguazzando. Giunsero in vista della pista. Il guado s’incuneava tra la vegetazione della proda, s’immergeva nel ...