1. Sole di Maggio


    Data: 19/11/2020, Categorie: Sentimentali Autore: CLAUDIO TOSCANI

    ... torrentello, poi proseguiva risalendo l’altra sponda. La percorsero per qualche centinai di metri prima di lasciarsi cadere, stremati, sotto un olmo. «… ci dirigiamo verso il luogo che ci avete indicato. Siamo preceduti da due campagnole della forestale e un’ambulanza. Come state?» «Sfiniti ma bene», rispose Stefano. «Gigi ha una lieve scottatura sul collo e i capelli un po’ strinati.» «Il forestale?» «Lo abbiamo portato con noi finché s’è potuto, poi… » Livio rimase col fiato sospeso. «… ci ha ordinato di metterlo in una pozza quando ha capito che rischiavamo di essere raggiunti dalle fiamme se insistevamo a portarcelo appresso.» C’era acqua a sufficienza per coprirlo?» «Sì se rimaneva rannicchiato.» «Allora ci sono molte speranze che sia riuscito a cavarsela», disse Livio, rinfrancato. «La sterpaglia avvampa ma l’incendio dura poco. Ora ti faccio telefonare dai forestali. Informali sul loro collega e descrivi il luogo in cui vi trovate, ah, aspetta, ti passo Fabrizio.» «Stefano?» «Ciao Fabry.» «Ciao un cazzo! Vi prendo a calci compresa Silvia, quando vi trovo.» «Non avrai avvertito i suoi genitori, spero.» «No razza d’incoscienti. Passo e chiudo.» I cinque amici decisero di andare incontro ai soccorsi dividendosi la fatica di trasportare l’animale. Finalmente udirono il rombo dei motori. A Mauro, che per ultimo era toccato reggere il cane, sentirsi liberare dal pesante fardello, provocò un brusco allentamento della tensione. La campagna prese a ruotare come fosse salito ...
    ... su una giostra, sentì i piedi perdere consistenza col terreno e vacillò. L’ultima cosa che vide, prima di riprendere i sensi sull’ambulanza, fu Silvia che gli tendeva le braccia nel tentativo di sostenerlo. CAPITOLO QUINDICESIMO Le ali della famiglia Quando Silvia e Mauro rincasarono, dopo essere stati accompagnati all’ospedale per una visita di controllo, Riccardo che solitamente si esprimeva con pacatezza perfino durante i rimproveri, quella volta alzò la voce e sciorinò loro una dura ramanzina nonostante fossero conciati da far paura. «Ragazzi, aprite bene le orecchie: considero i sentimenti importanti quanto il cibo e non ho dubbi che vi amiate, quindi non vi ostacolerò, ma azzardatevi a fare un’altra bravata come quella di oggi e se vorrete seguitare a incontrarvi non avverrà in questa casa. Intesi?» Nonna Martina assentiva al rimbrotto. Tiziana rintuzzava i lucciconi, Patrizia e Lorenzo assistevano alla brontolata stando perfino attenti a muovere le suole delle scarpe. «Sono stato chiaro giovanotto?» Mauro aveva gli occhi tanto irritati dal fumo, da doverli tenere socchiusi. Esausto e pallido, scostò le braccia dai fianchi e annuì, tossì, poi parlò a voce fioca. «Ha ragione signor Riccardo. È colpa mia signora Tiziana. Scusatemi. Si avviò all’ingresso a passi fiacchi. Silvia, avvilita, lo guardava senza sapere che fare. «Mauro, ostrega, dov’è che vai?» «Torno a Sanfabiano.» «Così conciato?» Riccardo lo raggiunse e gli impedì di aprire la porta. «Fa minga il pirla né? ...
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