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Sole di Maggio
Data: 19/11/2020, Categorie: Sentimentali Autore: CLAUDIO TOSCANI
... imprenditore dice al padre, immerso nell’oceano fino al collo: “Papà, perché ridi?” “Penso a quei sessantottini che dicevano: il capitalismo ha ormai l’acqua alla gola.» Silvia fissò il padre con un’espressione adorante e colse un disincantato sorrisetto sulle sue labbra. «Ci facevamo propugnatori del libero pensiero contro ogni dogma», continuò Riccardo. «Credevamo possibile un mondo nel quale gerarchie e ingiustizie potessero essere descritte nei libri di storia come retaggio del passato, invece molti contestatori di allora costituiscono la gerarchia attuale. Nemmeno c’è da biasimarli perché questo sistema assorbe tutto. Ora vuoi che ti spieghi un paradosso Silvia?» «Quale?» «Se il mondo avesse subito un capovolgimento, avremmo dovuto imporre le idee d’uguaglianza con la tirannia e l’ostracismo per ostacolare la natura umana che rimarrà sempre individualista. Ora ti svelo un’altra cosa, Silvia: in noi c’era già il seme delle costrizioni che avremmo potuto imporre alla gente se fossimo riusciti ad abbattere il capitalismo. Ci obbligavamo a un comportamento duro, come se il buon rivoluzionario non dovesse esprimere sentimenti di tenerezza. Rammento un certo Salvatore, figlio d’emigrati meridionali, al quale non importava osannare Mao e la rivoluzione culturale. Era un po’ malinconico, amava le poesie di Leopardi perché descrivevano sensazioni intime. Un giorno mi fece leggere alcuni pensieri con cui esprimeva la gioia che aveva provato ad accarezzare un agnello, ma per non ...
... essere tacciato di fiacchezza intellettuale volle che gli promettessi di non rivelare ai compagni che cosa scrivesse.» «Non leggevate poesie d’amore?» «Forse in privato ma nessuno degli organizzatori di riunioni si sarebbe azzardato a venire in assemblea con un volume di poesie di quel genere. Era difficile vedere una coppia teneramente abbracciata e non ridevamo quasi mai. Eravamo, accigliati, con barba incolta e reprimevamo le carezze come se rappresentassero la manifestazione di un decadente retaggio borghese. Portavo tua madre in luoghi in cui difficilmente potevamo essere visti da qualche compagno, quando volevamo farci le coccole, perché il sentimentalismo era considerato una romanticheria che indeboliva le aspirazioni collettive rivoluzionarie. A differenza degli attivisti impegnati, parecchi altri studenti approfittavano di quei momenti per andare in camporella, come si dice al nord, invece di partecipare alle assemblee o a sfilare nei cortei. I poeti, Silvia, piacevano, ma erano letti per lo più quelli che affrontavano questioni sociali o che avevano scritto: “Come potevamo noi cantare, con il piede straniero sopra il cuore, tra i morti abbandonati nelle piazze, sull’erba dura di ghiaccio.” Oppure: “Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno la primavera”. Belle espressioni che ricordavano momenti terribili di storia recente o idee di speranza analoghe a quelle che avrebbero scritto altre persone soggiogate da noi se fossimo riusciti a divenire “liberatori”. ...