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Sole di Maggio
Data: 19/11/2020, Categorie: Sentimentali Autore: CLAUDIO TOSCANI
... all’aggressore se si sentono minacciati come fanno le loro cugine.» Esitante Silvia strinse la bestiola tra l’indice e il pollice. «Mauro ci sono riuscita. È una creaturina bellissima.» Di un colore ocra metallico, la lucertola aveva una striscia scura sul dorso che correva fino alla coda e altre meno evidenti sui fianchi. La minuscola testa era fornita di occhi neri, piccolissimi. L’addome era liscio e di un bruno bluastro. Saettava fuori della bocca la lingua biforcuta. «Ferma così. Lascia che si attorcigli al polso e non aver paura. Sto riprendendoti.» «I miei strabuzzeranno gli occhi quando vedranno il filmato. Perché si chiama orbettino?» «Probabilmente il nome deriva dai suoi occhi minuscoli. Una volta c’era la credenza che fosse una serpe velenosa, invece è innocua.» «Poverina.» «Poverina non direi. È una predatrice di vermi, lumache e striscia nelle tane per mangiare i topolini appena nati», disse Mauro continuando a filmare. «Allora sei birbona.» Silvia posò la lucertola sull’erba. La guardò strisciare fino a che, rasentando un peduncolo nel quale era attaccato un grosso insetto, scomparve tra i vegetali. «Mauro, ho scoperto una mantide religiosa. È la prima volta che ne vedo una, dal vero. Sembra un essere alieno. Lo sapevi che ha un comportamento sessuale del tutto particolare?» «Spero che non ti venga in mente di emularla.» «Sciocco io ti mangerei dai baci. Ehi, guarda che bella farfalla. È quasi completamente nera con strisce bianche.» «Credo si chiami ...
... Camilla.» «Che nome simpatico. La riprendiamo?» «Silvia, se ci mettessimo a riprendere ogni animaletto non arriveremmo più. Ci dedicheremo al naturalismo un’altra volta. Ora sbrighiamoci.» Sostarono sulla cateratta, fecero un’altra tappa sul pianoro e scesero a Ca’ Pansecco. Sulla radura l’erba si era fatta alta e gli steli incominciavano ad assumere tonalità giallastre. Presso il ponticello erano sbocciati rosolacci. A somiglianza d’occhi le finestrelle conferivano alla catapecchia di Pansecco le sembianze di una marmotta accovacciata. Il cielo accarezzava la collina come un amante premuroso e il sole faceva vibrare l’aria sopra le sterpaglie delle balze abbandonate. «Mauro mi sento inebriata», disse Silvia lasciandosi andare a un lungo sbadiglio. «Lo credo bene, sei così alta che l’aria è rarefatta lassù dove respiri e la mancanza d’ossigeno provoca euforia.» «Spiritoso non mi hai fatto ridere.» «Non sei abituata al troppo ossigeno. Respira lentamente. Ti gioverà. Intanto falcio l’erba.» «Con che cosa?» chiese Silvia. «Col falcetto. Avevo previsto che avremmo dovuto farlo.» Mauro tolse l’attrezzo dallo zaino, lo liberò dalla custodia e rivolse gli occhi al cielo per accertarsi dell’arco che avrebbe compiuto il sole. Poi si chinò per falciare l’erba in un punto in cui, secondo i suoi calcoli, sarebbe caduta l’ombra di un’acacia verso l’una quando avrebbero pranzato. «Tagli anche i fiori?» gli chiese Silvia. «Non posso evitarlo.» Margherite e convolvoli caddero alla prima falciata. ...