1. Sole di Maggio


    Data: 19/11/2020, Categorie: Sentimentali Autore: CLAUDIO TOSCANI

    ... «Mauro, i fiori no.» «Silvia, porca miseria, non potremmo stendere bene la tovaglia se non liberassi un piccolo spiazzo.» «Potremmo metterci il plaid. È più pesante.» «Hai portato pure quello?» «Per prendere il sole e fare un sonnellino no?» «Non riusciresti a stenderlo lo stesso.» «Allora vai là a falciare l’erba. I fiori sono più radi.» «In questo punto ombreggerà quando pranzeremo.» «Come fai a esserne sicuro?» «Silvia, cocchina, lo so.» «Allora mi volto. Non voglio assistere allo scempio.» Percezioni Prima di pranzare avevano fatto un’escursione nei dintorni, spingendosi fin dentro la casupola. Poi, con un po’ di timore che l’impiantito cedesse sotto i loro passi, erano entrati in quella che era stata la cucina, muovendosi adagio come se il luogo imponesse riguardo. A un tratto, Mauro, che si era approssimato a un acquaio ricavato da un blocco di pietra, ebbe la sensazione di avvertire qualcosa. «Silvia che qui dentro aleggi lo spirito di chi ci ha vissuto? M’è parso di sentire una voce di donna che diceva “Settimio hai governato le galline?”» «Non crederai ai fantasmi», rispose lei mostrandogli un sorrisetto incredulo. «Gli spiriti non esistono. La tua è soltanto suggestione e poi vagherebbero di notte.» Gli indicò la finestrella per fargli notare quanta luce ci fosse fuori. «Se in questa casa errassero spettri anomali? Mia zia, quand’ero bambino, mi raccontava che i fantasmi sono spiriti che, a differenza di quelli dei film horror, sono benigni e rimangono racchiusi ...
    ... in un luogo nel quale hanno passato un’esistenza felice, come insetti nell’ambra.» «È un’interpretazione originale», rispose Silvia «ma non capisco come la moglie di Cecco possa avere vissuto felicemente in una bicocca come questa.» «Forse la felicità ha molte sfaccettature», commentò Mauro guardandosi attorno con fare circospetto. «Mamma mia quanto sei fifone. Dammi la mano.» Un grande camino occupava quasi tutta una parete e faceva sembrare la stanza più piccola di quel che fosse. Sul frontale d’arenaria della cappa era scolpita una data in modo rudimentale: 1898. «Mauro questa casa ha più di un secolo. La immagini quanta miseria deve avere patito la gente che abitava qui?» «E noi ce la prendiamo se il tecnico non corre a ripararci il guasto al televisore o se abbiamo il computer che fa le bizze» le rispose indicandole due pietre squadrate, servite da alari e annerite da chissà quanti fuochi. «Te l’immagini, Silvia, quanti fagioli abbiano bollito tra quei sassi?» «Mauro mi chiedo come avranno potuto Pansecco e sua moglie a trovare l’intimità per mettere al mondo tanti figli? C’è soltanto un’altra stanzetta come questa.» «Forse lo facevano a notte fonda.» «Forse andavano sui campi», immaginò Silvia. «Oppure nella stalla, al buio», suppose Mauro. «A quei tempi c’era molta pudicizia tra la povera gente. Concepivano dieci figli senza avere mai visto i loro sessi.» Si approssimarono alla finestrella. Sul davanzale d’arenaria, sfaldato dalle gelate, il sole del mezzogiorno era ...
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