1. Sole di Maggio


    Data: 19/11/2020, Categorie: Sentimentali Autore: CLAUDIO TOSCANI

    ... a casa.» «Potrei farlo ora. Non occorrerà molto tempo se i pigmenti dei suoi colori fossero ancora pastosi.» Eccitato, Riccardo interrogò la moglie con lo sguardo. «Il cofanetto dovrebbe essere nella rimessa del furgone, dentro il vecchio armadio.» In quel momento Drillo sollevò la testolina e uggiolò. «L’ha ga sentì Calimero», disse nonna Martina. Silvia aprì l’uscio di casa e vide Drillo lanciarsi tra le sue braccia con un tale slancio che lei dovette acchiapparlo al volo. Non fece in tempo a scostare il viso che la bestiola glielo leccò, riuscendo perfino a metterle la lingua in bocca costringendola a fare boccaccia schifata. Celò i sospiri, causati dall’emozione di trovarsi in casa col ragazzo che aveva scelto per fidanzato, stringendosi il cane al petto. Si sedette sul bracciolo della poltrona di Mauro e si aiutò a superare il pudore di cingere le spalle di un uomo davanti a suo padre, per la prima volta, scompigliandogli i capelli. Poi l’imbarazzo si trasformò in un risolino quando nonna Martina le riferì come Drillo avesse sottoposto Mauro alla prova simpatia. «Vado in camera mia a mettere qualcosa per stasera», mormorò a Mauro in un orecchio. Gli diede perfino un bacetto sulle labbra e scomparve dietro la porta a vetri della zona notte. «Allora, Mauro, ndem a fare il ritocco a questo scarabocchio?» lo sollecitò Riccardo. «Ah, ti va di restare a cena con noi?» «Silvia vorrebbe che andassimo a mangiare la pizza a Montelignano. Ci saremmo fermati a vedere i fuochi ...
    ... artificiali.» «I fuochi iniziano a mezzanotte perché, prima, c’è la partita di calcio», gli riferì Riccardo. «Potreste andare a vederli dopo cena. A Silvia farebbe piacere se cenaste in casa. Mangiamo la pizza pure noi, la domenica sera.» «Mauro la preferisci capricciosa o margherita?» «Che cosa, signora Tiziana?» «La pizza, la preferisci margherita o capricciosa?» «Oddio, mi scusi la distrazione, preferirei capricciosa.» «Anca par mi nè?» disse nonna Martina. «Mamma non la digerisci. La sera ti fa male.» «Gnanca un cicinin di quella al taglio?» «Va bene Tiziana», acconsentì Riccardo «altrimenti mangerà la nostra con gli occhi e ci terrà il muso tutta la sera.» Guardò la madre con piglio severo e si raccomandò che la masticasse bene. «Non farci chiamare il centodiciotto come la volta scorsa, te capì?» Lorenzo Lorenzo, uno spilungone dagli occhi di un celeste chiarissimo e i capelli biondi, tenuti corti per tentare di arginare un precocissimo accenno di diradamento, era intento a spolverare la sua motoretta fuori della rimessa. Al rumore dei passi sollevò il capo. Adocchiato il quadretto, rivolse al padre una pungente battuta. «Babbo, era ora che decidessi di buttare quell’oscenità. Ti comunico che la famiglia, tutta, ha sopportato lo sgorbio per amor tuo.» Riccardo piazzò il dipinto davanti agli occhi del figlio, con fare orgoglioso. «Invece lo ritoccheremo e diverrà un bel quadretto. Lo sai chi è questo giovanotto?» «È tutta la settima che Calimero ne parla. A me e a Patrizia ha ...
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