1. The girl who sold the world. -pt2.


    Data: 22/11/2020, Categorie: pulp, Autore: Sybelle.

    Do ut des. Una frase antica per descrivere qualcosa di estremamente attuale. È così che funziona. Qualsiasi cosa l'essere umano faccia, la fa seguendo questo principio. Ok, i valori e tutte le sovrastrutture sono delle cose bellissime, ma non è su quelli che si basa il nostro sistema. Si basa sullo scambio, più o meno alla pari. Proprietà, prestazioni, mazzate. È sempre stato così e sarà così anche domani. In questo preciso istante, mentre leggi, lo stiamo applicando. Io ti lascio questi dieci fogli e te mi concedi la possibilità di dire, anzi scrivere, la mia versione. La mia verità. Il tuo tempo per dieci fogli. Mi sembra conveniente. Però non devo divagare troppo, che dieci fogli sembrano un'infinità quando si inizia a scrivere, ma so già che mi toccherà scriver le ultime righe in maniera quasi inconprensibile per riuscire a farci star tutto. Solo che non ci riuscirò, tanto per cambiare, perché non so tutto. Quelli che sanno tutto di solito vengono ritrovati nei pressi delle discariche. O nei vicoli. Abbastanza morti, sempre. Credimi, lo so. Su questo non mento. Possiamo tralasciare il percorso che abbiamo fatto attraverso il settore per raggiungere lo stabile, lui nei suoi abiti informali, io con la divisa nera, quella della mia professione, del mio ceto. I tempi dei camici bianchi son passati da un pezzo. Lo possiamo tralasciare perché, alla fin della fiera, non è successo assolutamente nulla. E non è per questo che stai continuando a leggere. Nevvero? Stai leggendo per ...
    ... quel "quando è andato tutto a puttane". L'incidente per il quale vale la pena rallentare per osservare meglio quello che non è capitato a te. Non te ne vergognare, è così per tutti e per tutte. Raggiunta la biblioteca, sarei potuta tornare a casa, con il suo nominativo, con il suo numero. Probabilmente sarebbero finiti nel dimenticatoio, archiviati in qualche cartella, sommersi tra migliaia di file. Probabilmente sarebbe stato meglio. Ma la spontaneità con cui mi ha passata la sua scheda, mi ha spiazzata al punto che non ho potuto non fare altrettanto. E così ho aspettato, seduta sotto la pensilina sull'altro lato della strada. Ho aspettato a lungo. Quando è uscito, non è sembrato tanto sorpreso di vedermi. Miseria, con quegli abiti sembrava un bersaglio ambulante. Tutti hanno osservato quello straniero. Con disappunto, aggiungo io. Abbiamo parlato dei libri che ha consultato e ho finto interesse mentre gli osservavo le mani, il collo, il viso, in cerca di un segno che mi lasciasse intendere da quanto tempo si trovasse effettivamente in città. Questo posto ti insegna a sopprimere le emozioni o, almeno, a nasconderle bene. Ed è contagioso. Paolo non lo faceva. È stato spontaneo, umano, fin da subito. E lo era ancora, l'ultima volta che l'ho visto. Ecco, questo non è il momento in cui le cose hanno iniziato ad andar a puttane, ma è stato il punto in cui la spirale ha iniziato a restringersi sempre più. L'entropia è una brutta bestia. Non è stata la prima volta che ho chiesto ad ...
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