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Routine.
Data: 24/11/2020, Categorie: pulp, Autore: Sybelle.
(Piccola nota, per dovere di cronaca. Non sapevo in che categoria inserirlo, così ho optato per questa, dato che credo sia quella che più s'avvicina. Chiedo scusa, inoltre, se la componente erotica potrebbe sembrare messa in secondo piano. Abbiate pazienza) Una mattina come tante, o così sarebbe dovuta essere, per lei e per altre sette miliardi di anime. Sveglia, colazione, doccia, valutazione del nuovo taglio di capelli a mente lucida, scarpe da ginnastica e via, verso il lungolago per la corsetta giornaliera. Non ne aveva bisogno, non per sentirsi o mantenersi in forma, ma certe abitudini son sempre state dure a morire. Un sorriso ai cani portati a passeggiare, un cenno di saluto ai proprietari. Una giornata come tante ce n'erano state in precedenza e come tante che ci sarebbero potute essere. Come tutte le altre volte che ha sognato quel giorno, si sveglia prima di quel momento. Prima del sorgere di quello che era sembrato un secondo sole in lontananza, seguito da un terzo. Probabilmente la mente, ancora adesso, rigettava l'idea, cercava di allontanarla, di voltarsi dall'altra parte. Come le avevano detto una vita fa durante una lezione, se un essere umano nota del sangue nelle feci, andrà a cagare al buio. È sempre stato così. Certe abitudini, son dure a morire. Butta un'occhiata verso gli assi che coprono la finestrella dello scantinato per poi, restando stesa sul giaciglio, sospirare rumorosamente. Ancora buio. Le manca l'energia elettrica. Le manca la sua vita, i ...
... suoi amici, i suoi parenti, ma quello che le manca maggiorente è il potere di illuminare una stanza premendo un piccolo interruttore. Migliaia e migliaia di anni di società umana e la paura del buio e di tutto quello che rappresenta, è ancora li. Si mette a sedere con le gambe incrociate e, nel silenzio più totale, beve dalla bottiglietta. Conta, mentalmente, quante ne son rimaste. Fa per rimettersi distesa salvo bloccarsi all'improvviso, in ascolto. Un'auto. Distante. Bene. Nessun grido. Bene. Nessuno sparo. Meglio. Solo quando il suono sfuma fino a perdersi in lontananza, si mette lentamente in piedi. Dopo quasi quanto? Tre mesi? Quattro? Un anno? Non saprebbe dirlo. Il tempo ormai conta poco. Dopo tutto il tempo in cui ha usato quello scantinato come rifugio, ha imparato a ricostruirlo mentalmente, ad orientarsi al buio. Certo, ogni tanto le capita di urtare con i piedi le gambe del tavolino, ma le basterebbe smettere di girar scalza per ovviare al problema. Ma certe abitudini son dure a morire. L'uomo steso nel giaciglio accanto al suo si muove nel sacco a pelo. Le si distendono le labbra screpolate in un sorriso, quando nota la somiglianza con un bozzolo di una farfalla. O come quelli che c'erano in quel film che girava in tv quando era piccola. Cocoon, o qualcosa di simile. Nuovamente il suono del motore, ma non sembra essere abbastanza vicino per causare troppa apprensione. È una di quelle cose che ha imparato, da quando il mondo è andato avanti. O è tornato indietro, a ...