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Le mutandine dell’amica di mia figlia (cap 4)
Data: 06/12/2020, Categorie: Prime Esperienze Autore: PifferaioMagico
Ancora sconvolto dalla scoperta appena fatta, mi riavvicino a passi lenti verso la porta del bagno. L’acqua della doccia ha smesso di scrosciare. L’unico suono appena percettibile è una musica rap a basso volume. Che immagino esca dall’iPhone di Veronica. Superata l’incertezza, prendo coraggio e mi abbasso verso il buco della serratura per spiare ciò che sta accadendo all’interno del mio bagno. Maledette ginocchia scricchiolanti (impreco mentalmente). Quel suono riempie per un attimo il vuoto d’aria che aleggia in corridoio. Dopo qualche assestamento, chiudo un occhio e con l’altro metto a fuoco Veronica, che nella sua naturalezza di castana diciottenne, ha usato sì l’asciugamano viola, come le avevo suggerito: ma… come turbante sulla testa. Ad avvolgere il suo corpo bagnato ora c’è il mio accappatoio… Il mio azzurro e spugnoso accappatoio! Inconsapevole - beato lui - di vivere il più bel giorno della sua miserabile vita! Non appena inizio a distrarmi con la fantasia (favoleggio di dedicare un intero armadio a quell’accappatoio, che non verrà mai più lavato, nei secoli dei secoli), ecco che il piano inclinato prende il sopravvento. Decidendo che da ora in poi la pallina rotolerà in un’altra direzione. Quello che fin lì sembrava un pallido e perverso gioco di un manager di multinazionale (io) che approfittava di una situazione di difficoltà di una ragazza (Veronica) amica di sua figlia, si sta ora trasformando in un reality acceso, vivido, ricco di energia e sensualità. Con ...
... gesto lento e provocante, la ragazza afferra sulla mensola l’unico spazzolino da denti rimasto nel bicchiere. Il mio. Lo guarda con insolita morbosità e - dopo essersi osservata nello specchio, sorridendo maliziosa - inizia a leccarlo e a succhiarlo come fosse il più stucchevole dei lecca-lecca. La lingua risale dal manico verso le piccole e indifese setole: un su-e-giù ripetuto non meno di cinque o sei volte. Dopodiché, ancora bagnato di saliva, l’innocuo spazzolino - anche per lui questa giornata resterà indimenticabile - si ritrova a strofinare prima un capezzolo e poi un altro. Come in un gioco riflesso per andare a vedere quale dei due si indurisca per primo. Anzi dei tre. Con sguardo laterale, Veronica punta per una frazione di secondo verso la porta del bagno. È probabile che abbia percepito la mia presenza, che abbia fiutato nell’aria la tensione di qualcuno che dietro quel battente sta scivolando verso le sabbie mobili. Invece di spaventarsi o interrompere, continua quella danza dai sapori orientali. Facendo scivolare l’oggetto di plastica tra le sue cosce presumibilmente vergini. — Uno, due, tre, quattro — Chiama il contatto — Cinque, sei, sette, otto — È già qua sotto — Uno, due, tre, quattro — Chiama il contatto — Cinque, sei, sette, otto. Con quel sottofondo rap, la giovane prima strofina la testa dello spazzolino sul suo piccolo clitoride, per almeno una trentina di infiniti secondi. Poi, con l’indice e il medio della mano libera, si allarga lentamente le labbra ...