1. Niente di più


    Data: 17/12/2020, Categorie: Etero Autore: andreadiesis

    Il treno corre verso Firenze con la solita lentezza. Fuori il paesaggio è sempre uguale tra i campi incastonati in mezzo a piccole città. Niente di più.
    
    Anche lei si sente proprio così: “niente di più” potrebbe essere il suo motto. Dopo il divorzio, si era divertita a tal punto che giorno dopo giorno tutto era diventato quasi meccanico, ripetitivo, raramente appagante, mai stupefacente. Non si era fatta mancare nessuna esperienza, ma adesso persino un'orgia sembrava l'abitudine. E lei, Il sesso abitudinario lo odiava da sempre: aveva divorziato anche per quello! Così negli ultimi mesi si era limitata a cercare il piacere un paio di volte la settimana, davanti a un porno; niente di più.
    
    Il vagone è meno affollato del solito, sui sedili accanto due turisti parlottano in inglese, di fronte una anziana signora sonnecchia.
    
    Due occhi così celesti da sembrare vuoti la osservano da un po', nella fila davanti. Un uomo di mezza età, né bello né brutto, la sta fissando con insistenza da almeno cinque minuti.
    
    Decide di sostenere quello sguardo maleducato, di solito è sufficiente per liberarsene, e punta i suoi occhi marroni direttamente su di lui. Ma è lei dopo alcuni secondi a planare in un punto a caso del vagone, scottata dalla forza di quel celeste barbaro che non si è mosso di un centimetro. Una specie di groppo in gola la obbliga a deglutire un improvviso eccesso di saliva, un calore antico le muove il sangue aumentando il suo fluire.
    
    “Va bene, vuoi giocare? Non ...
    ... sai con chi hai a che fare” pensa in un moto di ribellione.
    
    Riprende i suoi occhi marroni per piantarli decisa in quel celeste vuoto, poi allarga lentissimamente le gambe, lasciando che la gonna si apra quel tanto che basta da invogliare qualunque sguardo lì sotto.
    
    Ma l'uomo non muove gli occhi, finge indifferenza di fronte alla provocazione, si limita a reprimere sulle labbra una specie di sorrisetto di vittoria. Quando si alza e la incrocia, un impercettibile movimento della testa la invita a seguirlo.
    
    La porta è socchiusa e come su tutti i treni regionali, il bagno ha un tanfo poco gradevole.
    
    Eppure, lei entra.
    
    L'uomo è in piedi, non si muove, con un calcio chiude il mondo fuori, mette la sicura, sempre restando in silenzio.
    
    Dopo alcuni secondi interminabili in cui continua a fissarla, allunga una mano sul suo viso, sfiorandole le guance, una carezza che muore dentro le labbra spalancate di una forza improvvisa. La sua bocca è piena di una, due, tre, quattro dita. Un po' di saliva inizia a colarle sul mento, gli occhi si inumidiscono.
    
    Con movimenti decisi viene fatta girare, le mani contro il vetro sporco, la schiena curva.
    
    Quando l'uomo le tira su la gonna, un brivido la scuote ovunque.
    
    Il collant viene strappato con un gesto unico e forte, a denudarla sotto.
    
    «Se sei secca, me ne vado» le dice mentre le abbassa le mutandine, senza sfilarle, lasciandole appena sotto le natiche. Un dito parte dal fondo schiena scendendo lento, una lentezza che ...
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