1. Vivienne. Il provvidenziale conforto religioso di Don Armando.


    Data: 20/12/2020, Categorie: Etero Autore: Tibet

    ... Trovai la cosa piacevole anche se impegnativa, avevo aperto la bocca e lui... a forza me lo aveva infilato a fondo! Lo sentivo nella gola quel serpente di carne fremente! E... devo confidarti che in quel momento me lo immaginai spinto con forza fra le mie natiche frementi! Questo non era nei programmi immediati di Don Armando, mi muoveva invece la testa su e giù e mi teneva forte. Sentii ad un tratto il suo corpo inarcarsi, il serpente fremere tutto e dalla testa dello stesso uscire una gran quantità di liquido, era questo, mi chiesi, il seme maschile? Quello che era peccato spargere per terra? Il sapore mi piaceva molto e non permisi che neppure una goccia cadesse, bevvi tutto per evitare ulteriori peccati mortali. A quel punto Don Armando era proprio confuso, non capivo molto le sue parole, mormorava di penitenze, di peccati immondi ed ero sicura che si riferisse a me, alla mia masturbazione. Si era alzato in piedi, ricomposto e mi stava allontanando dalla stanza, gli chiesi quindi di darmi l'assoluzione, lui mi guardò inizialmente stranito, come se non mi capisse, poi confortato dal mio sguardo innocente mi disse di dire qualche preghiera e mi assolse dei miei peccati. Devo tornare? Gli chiesi? Magari domani, stessa ora? Si... mi disse, torna domani. Mi fermai quindi a pregare nella chiesa deserta e tornai a casa serena, nella bocca avevo ancora quel sapore meraviglioso del seme maschile e lo gustai fino a sera quando dovetti cenare con i miei genitori. Inizialmente il ...
    ... dopo cena fu sereno, lessi qualcosa, studiai anche, ma era proprio nei disegni diabolici del maligno tornare a tormentarmi. Ero nel mio letto di vergine e mi prese la smania di spogliarmi nuda, mai mi ero toccata il seno che avevo e naturalmente ho ancora, bello, grosso e sodo, mai mi ero fatta quello che mi stavo facendo! Le mie mani si erano disposte a coppa sulle mammelle e le dita stringevano con forza i capezzoli che, eccitati, si erano inturgiditi fino a diventare delle piccole fragoline dure! Quale era il piacere malsano che mi costringeva a fare questo? Una mano restò a tormentare un capezzolo e l'altra scese fino a trovare la mia conchiglia bagnata e fremente! Non sapevo nulla, ma istintivamente mi trovai a strofinare la piccola perla molto sensibile che stava appena sopra l'apertura. Mi esaminai attentamente e vidi che era contenuta in una specie di cappuccio, spingendo la pelle di questa copertura, si liberava questa piccola perla, molto lucida e di colore rosa scuro. Mi accorsi che mi dava molto piacere strofinarla! Dovevo farlo con le dita molto bagnate, quindi le bagnavo alternativamente con la saliva o con l'umore vischioso che usciva dalla fessura della mia conchiglia. M'inebriava il mio odore, lo trovavo irresistibile e presto tutta la stanza n’era invasa. Non so quanto mi toccai, so che godevo senza smettere e che la voglia cresceva! Voglia di eccedere e alla fine mi trovai con le dita che mi allargavano l'ano! Ora erano tre che mi torturavano! Non volevo ...