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La ragazza di mio fratello - Il funerale
Data: 24/12/2020, Categorie: Prime Esperienze Autore: Nico90
Chiamai mamma e papà, l'ambulanza... Fù tutto inutile. Piansi. Ricordo ll dolore acuto, da togliere il fiato, come aver perso un braccio, una gamba, un pezzo di cuore... Forse non mi ero mai reso conto prima di allora di quanto volessi bene a mio fratello. Mi chiusi in camera singhiozzare il giorno seguente, poi senso di colpa e paranoia scesero in campo... Era colpa mia se Luca era morto. Sicuramente sarebbe stato ancora vivo se non avessi pensato solo a me... Se non lo avessi tradito... Se Alessandra... Era anche colpa sua, ovviamente. Avrei voluto urlarlo a mondo, ma sapevo di essere legato a doppio filo a quella stronza. La mia coscenza desiderava solo togliersi quel peso, ma sapevo che così facendo avrei dato il colpo di grazia ai mie genitori, già provati dalla scomprarsa di Luca. Un figlio morto per colpa dell'altro: bella roba! Se poi avessero saputo tutti i dettagli... Venne il giornò del funerale. C'erano tutti ricordo. Gli zii, i cugini, la band, i compagni del liceo e dell'università... mezza città, raccolta per quel ragazzo di ventuno anni, pieno di amici e di vita, stroncato dall'alcool e dalle pasticche. E già, pasticche... Questo particolare Alessandra se lo era tenuto per se. Ma faceva poi qualche differenza? C'era anche lei, naturalmente, in chiesa. In prima fila. Mi ricordo che portava lo stesso cappottino scuro di quella fatidica sera, i capelli raccolti. Osservarla stringersi ai mie, piangere, battersi il petto... ricevere le condoglianze perfino! Fù uno ...
... strazio. Dopo la tumulazione ci trasferimmo a casa nostra. Un breve rinfresco era stato preparato proprio nel rustico. Ricordo la mamma seduta su una sedia, in un angolo, piangere a dirotto. C'era pure lei ovviamente, la stronza senza vergona. Camicetta viola, una gonna lunga, ed un cardigan neri. Aveva l'aria affranta, gli occhi gonfi per il pianto e delle leggere occhiaie. Non aveva messo trucco. Cazzo che attrice! Se lo tutti li avessero saputo... Mi ricordo di averla osservata in silenzio parlare con due ragazzi della band di Luca, fin quando che quelli non si furono congedati, di essermi avvicinato alle sue spalle e di aver sibilato "Fai schifo!", e poi di essermi diretto verso le scale. Ero stufo di quella pantomima, stufo di guardare quel divano vuoto, mia madre piangere. Ero seduto sul letto, quando lei spinse la porta socchiusa della camera di Luca. La guardai, gli occhi ancora umidi, così tristi e belli da farmi dubitare per un istante che stesse recitando. "Manca tanto anche a me Luca, sai?" Disse con un filo di voce. "Finiscila. Non ti vergoni? Cazzo... se solo gli altri giù sapessero chi sei davvero..." Osservai la trasformazione con più attenzione quella volta. Notai il suo sguardo farsi duro, tagliente, la mascella serrarsi. "Zitto!" Sibilò chiudendosi la porta alle spalle. "Chi cazzo ti credi di essere per prendere in giro tutti cosi, eh?" L'aggredii scattando in piedi. "Ma di che parli? Tu sei malato..." "Vattene, o dico a tutti quello che è successo l'altra ...