1. La ragazza di mio fratello - Il funerale


    Data: 24/12/2020, Categorie: Prime Esperienze Autore: Nico90

    ... sera." La minacciai. Lei non si scompose. Mi fisso per un istante, poi mi venne vicino. Aveva i tacchi più bassi quel giorno. Ricordo la fatica che feci per non perdere i mie propositi fra le sue labbra e la linea del collo. La osservai aprire i primi bottoni della sua camicetta, col fiato sospeso. Mi spinse contro l'armadio. Un attimo dopo mi aveva già sbottonato i pantaloni, mi segava, tenendomi fermo con suo stesso corpo. Il seno, caldo e profumato, schiacciato contro il mio petto, morbido. La sua bocca, grande e sensuale, era a pocchi centimetri me, avrei potuto baciarla, se avessi voluto... Me ne sentivo attirato come da una forza invisibile, sentivo il mio cazzo tendersi dolorosamente, gonfiarsi nella sua mano quasi fino a scoppiare. Avrei tanto desiderato voler scappare, allungai un braccio oltre i suoi fianchi invece, afferrandone una natica piena a mano aperta, con rabbia, mordendone la carne con le dita. Un sorrisetto compiaciuto le si disegnò sul viso. Strinsi più forte allora, quasi a farle male. Lei strinse me... Lasciai. Sollevai la stoffa della gonna morbida, insinuando sotto la mano. Ricordo le calze, il calore della pelle, la cucitura delle mutandine nel solco del sedere. Lei mi lasciò fare. La tenni stretta a me mentre mi segava, quasi a darmi l'illusione che fossi io a tenerla li. Il nostro respiro si mischiava, ci fissavamo. C'era disprezzo, derisione nei ...
    ... suoi occhi, non portrò mai scordarlo. Mi colse di sorpresa quando, proprio un'attimo prima esploderle in mano, sgusciò dalle mie braccia andando giù sulle ginocchia. Ricordo perfettamente la merviglia a verla piegarsi in avanti, guidare il mio cazzo nella suo bocca, quelle labbra rosse e carnose chiudersi intorno alla cappella. Mi ricordo di essere venuto all'istante a quella vista, e poi di aver continuato sborrare nella sua bocca fin quasi a sentirmi mancare, mentre con la mano lei continuava a segarmi l'asta. Ricordo Alessandra non fare una piega nell'inghiottire tutto. La ricordo addiruttra succhiare: con naturalezza, con aria intenta, quasi fosse un calippo e non la mia cappella quello nella sua bocca. Mi ricordo di averla lasciata fare pervaso da un misto di stupore fanciullesco e impotenza, che per nulla al mondo avrei voluto che lei notasse. La ricordo alzarsi, aggiustarsi la gonna e la camicetta senza guardarmi e senza parlare, poi uscire dalla stanza, richiudere la porta alle sue spalle. Io rimasi lì, per diversi minuti credo. Quando mi riscossi per prima cosa mi tirai su i pantaloni, me li ricordo ancora: eleganti, color grigio scuro, sono sicuro di averli messi solo quella volta... Davanti allo specchio, mentre mi allacciavo la cintura, notai i mie occhi, le guance umide. Le asciugai col dorso della mano, poi uscii dalla stanza ed scesi ad abbracciare mia madre... 
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