1. Afflati in ufficio (seconda parte)


    Data: 29/12/2020, Categorie: Etero Autore: maxita

    E’ stato come un gong. Qualcosa cambiava tra noi in quel momento. Promesse di future scopate furono suggellate tra le nostre anime, nel presente il ventre contro il bordo arrotondato della ceramica che premeva sul clitoride era la nostra stretta di mano. E un attimo dopo non sono più io a spingere quanto lei a contorcersi con un movimento circolare che indugia sul bordo del lavandino poi scende e risale indietro premendomi il cazzo e massaggiandolo con i glutei morbidi. Mentre il respiro si fa rapido e corto e piccoli rantoli sono l’eco di sospiri soffocati mi abbandono ai sensi, alla vista rapita dai fianchi, che cerco di scoprire prendendo il bordo della gonna e alzandolo fino alla comparsa di un perizoma nero. La carnagione è chiara e ancora più chiara oltre il segno dell’abbronzatura.
    
    Ho bisogno di sentirla con l’olfatto e con il gusto, dev’essere il cervello rettile che parla, mi prende quest’immagine che quando facciamo sesso ripercorriamo a ritroso la storia dell’evoluzione umana, il miracolo della sua fica è lì dietro uno strato di microfibra, le prendo i polsi e le faccio appoggiare le mani al lavabo, le prendo i fianchi e la faccio arretrare di mezzo metro, le abbasso il perizoma a mezza gamba. E la vedo: compressa tra le cosce, scandalosamente bagnata, tutte le possibile gradazioni di rosa, una peluria bionda ben curata.
    
    Sfilo completamente il perizoma perché possa mettersi con le gambe un po’ più larghe, le do la prima carezza dall’alto verso il basso ...
    ... partendo dal monte di venere, passando sul clitoride, percorrendo il canale tra le piccole labbra e arrivando a portare un po’ di umori fino al buchetto. E a ogni stazione una diversa risposta del corpo che accogliendo il piacere contrae, rilassa, ruota, spinge… ora accentua i movimenti del bacino… ora mugola su una frequenza diversa. Le settimane di attesa e la cosa tanto desiderata danno a questo momento una dimensione cosmica. Le appoggio una mano sulla schiena lei capisce al volo e si mette bene a 90 offrendo la sua carne più tenera, “mangiala” mi dice. Mi abbevero alla fonte della sua fica per un tempo che non so dire.
    
    Il clac della porta ci coglie mentre ci baciamo e lei si gode il mix di fragranze intorno alla mia bocca.
    
    Me lo teneva stretto, dopo averlo massaggiato, per avere anche lei la sua parte quando l’ho sentita irrigidirsi in contemporanea con il ciao di Stella, una sua collega e amica, che entra in bagno quel momento. Beccati. O semi-beccati.
    
    Cerco di assumere l’aria di uno che trova la situazione del tutto naturale e mi chino per sciacquarmi la faccia approfittandone per sistemarmi il fallo quasi dolente per quanto era stato sacrificato nell’ultimo quarto d’ora. Nel frattempo sento le ragazze che chiacchierano dietro di me. Esco dal bagno torno in ufficio, passano due minuti e arriva una mail: “adesso abbiamo un segreto”. Le rispondo “sì, e io ho anche il tuo odore addosso”. E lei: “vieni da me stasera… e porta le arance”.
    
    Le arance?
    
    Mi presento ...
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