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Cotta estiva
Data: 07/01/2021, Categorie: Etero Autore: Dickachu
... al suo contatto e alle carezze "casuali" che mi faceva, anzi. A volte ero proprio io a cercare il contatto, a farmi più vicino. Approfittando di una "coda" per entrare in un locale la abbracciai da dietro e feci incastrare il mio arnese nel solco tra le sue chiappette sode, sentendola mugolare... finchè un giorno la portai al largo e, nascosti da una piattaforma galleggiante, lasciai che mi accarezzasse l'uccello, mentre io le stimolavo il sesso ancora incredibilmente vergine, fino ad un reciproco e liberatorio orgasmo acquatico. Io, S. ed il suo ragazzo eravamo diventati un film di Pierino in carne ed ossa per il resto della compagnia: lei non perdeva occasione per strusciarsi, per stuzzicarmi, per provocarmi alle spalle del povero P. sotto lo sguardo divertito degli altri, pronti a scommettere che non si sarebbe accorto di nulla nemmeno se la sua ragazza mi avesse fatto un pompino in mondovisione sulla piazza del paese. Senza contare che i miei buoni propositi se ne stavano andando bellamente a farsi fottere... Questo allegro cabaret proseguì fino alla fine delle vacanze, e la sera prima della sua partenza, S. si fece accompagnare a casa, come al solito, da me... Conoscevo bene quella palazzina. Anni e anni di vacanza nello stesso posto ti permettono di scoprirne tutti i segreti. Non salutai S., ma entrai con lei. Aprii la porta delle cantine e mi diressi verso un piccolo magazzino seminterrato, che doveva servire per bici e moto, ma dove in realtà gli ...
... inquilini, negli anni, avevano depositato varie masserizie. Ci avvicinammo ad un vecchio divano, e quando vi si accomodò, mi accorsi che le brillavano gli occhi: tra poco avrebbe avuto ciò che davvero desiderava... ...la sua lingua frullava nella mia bocca, le mie mani stringevano quasi con cattiveria i suoi grossi seni, ed i miei denti ne mordicchiavano i capezzoli fino oltre la soglia del dolore. Le mie dita, risalendo la sua coscia, scostarono le mutandine e trovarono la sua passera già fradicia... In un secondo si insinuarono nel suo sesso, lubrificato dalle sue secrezioni, ma ancora sigillato dalla fragile barriera dell'imene. Quando la mia bocca e la mia lingua si sostituirono alle dita le strappai subito un primo orgasmo, e S. mi impiastricciò la faccia coi suoi umori, mentre mi spingeva la testa sempre più verso il suo sesso. Decisi quindi che era il momento di passare a riscuotere il risarcimento per quella lunga tortura subìta in silenzio: estrassi il mio membro già congestionato e, dopo averlo quasi minacciosamente mostrato a S., presi a far scorrere il glande su e giù lungo il taglio della vagina, senza mai entrare fino a che, cedendo alla frustrazione, S. non mi chiese quasi in lacrime di smetterla, e di penetrarla. Di farla mia. Di farla donna. Guardandola negli occhi iniziai a spingere... ebbi solo il tempo di percepire la resistenza dell'imene prima che lei stessa, con una spinta dei fianchi, sacrificasse quel velo sul mio bastone. La baciai ...