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Michelina
Data: 25/01/2021, Categorie: Etero Autore: dariobike
Mi chiamo Dario, ho 50 anni, moro, fisico e cazzo normali. Per lavoro viaggio molto e incontro tanta gente. Lavorando nella pubblicità, la maggioranza delle persone che incontro è donna, e spesso il rapporto di lavoro, soprattutto se intenso, si trasforma in qualcosa di più intimo e profondo. Questi sono i racconti dei miei “meeting”. Michela, o meglio Michelina, come recita l’anagrafe, è una mia collega di 36 anni, molto timida, piccola, bruttina e poco considerata, ma che dal giorno che si è presentata con una nuova pettinatura e con jeans aderenti che mettevano in evidenza un culo di tutto rispetto, mi fa rizzare il cazzo ogni volta che la vedo. Ho cominciato a salutarla con più cordialità, offrirle il caffè, chiederle come stava ogni volta che la incrociavo, con il solo scopo di chiavarmela. E vedevo che lei apprezzava, anche perché avevo saputo dalle amiche che il suo matrimonio procedeva stancamente ed era solo in attesa di provare nuove emozioni. L’occasione si presentò una sera che pioveva. Io restavo sempre in ufficio fino a tardi, ma lei, normale impiegata, era solita uscire presto. Incrociandola in corridoio alle 7, le chiesi: ”Come mai ancora qui?”. “Ho fatto tardi e ormai ho perso il treno. Mio marito è via per lavoro, ho chiamato mia madre ma non risponde” “Se mi aspetti ti accompagno io, se ti va” “Ma no, davvero, non voglio darti disturbo” “Ma cosa dici, è un attimo, dai aspettami” “Ma davvero? Mi faresti un grande favore!”. Scendemmo assieme e, ...
... prendendola per mano, facemmo una corsa sotto la pioggia per raggiungere la mia macchina. Entrammo e cominciammo a ridere. La sua camicetta si era bagnata evidenziando il reggiseno in pizzo bianco e due belle tette piene. “Mamma mia, che lavata!” disse “Anche i capelli! Ero appena stata dal parrucchiere!” “Ho notato quel nuovo taglio. Ti sta proprio bene!” “Trovi davvero? Adesso a casa dovrò lavorare di phon per ridargli la piega” “Allora andiamo a casa” E, seguendo le sue indicazioni, arriviamo sotto casa sua. “Non vuoi salire per asciugarti?” “No, non voglio disturbare. Hai la tua famiglia” “Non ti preoccupare. Mio marito è via e mia figlia è dalla nonna”. Salii in casa e mi indicò l’unico bagno. “Gli asciugamani li trovi appesi” mi disse. Io entrai, mi tolsi la camicia e cominciai ad asciugarmi, uscendo dal bagno a torso nudo. Lei si era levata la camicetta e si stava asciugando i capelli in sala, vestita con jeans e reggiseno. Mi avvicinai da dietro e cominciai ad asciugarle la schiena. Ebbe un sussulto ma mi lasciò fare. Mi spostai con le mani sul davanti e, sollevandole il reggiseno, le asciugai le tette che si rivelarono belle sode. Lei girandosi cominciò a baciarmi i capezzoli e io a palparle il culo. Le slacciai il reggiseno e presi ad armeggiare sul bottone del jeans. Anche lei prese di mira i miei pantaloni e in un attimo eravamo nudi, in piedi, con il mio cazzo che premeva sulla sua figa pelosa. Era praticamente in estasi, sottomessa a me completamente. Ero ...