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La pioggia nel pineto
Data: 08/02/2021, Categorie: Etero Autore: BrainAndPassion
... univano, ora nella bocca di lui, ora nella bocca di lei; le labbra, voraci, restavano saldamente unite in un bacio sospeso senza tempo. Il petto di Gabriele premeva su quello di lei. Sentire quel florido e turgido seno sul petto gli irrobustì l’erezione ad un livello raramente provato. Eleonora sentiva premere sul bacino il suo potente cazzo, non resistette oltre e con una rapida mossa glielo liberò dai pantaloni. “Succhiamelo” le sussurrò con la ferma voce di un consumato comando. Lei, ubbidiente, si chinò e prese fra le sue rosse labbra quell’enorme cappella. Gabriele le prese la testa e con un gesto secco le infilò tutto l’uccello fino in gola. Era una pratica che lei conosceva bene, così come conosceva la risposta del suo corpo. Benché fosse pervasa da un inziale senso di soffocamento e nausea, ogni fastidio veniva presto anestetizzato dall’appagamento che provava nel darsi in quel modo a lui. Scoparla fino in gola dava a Gabriele un senso di dominio totale, una vertigine che in poco lo avrebbe portato al vertice del piacere. Ma non voleva ancora venire, così dopo ancora qualche colpo deciso estrasse dalla bocca il suo uccello, arrossato per la frizione e grondante di saliva. “Girati”. Lo disse quasi con un mormorio, ma il tono non lasciava scampo a repliche, che lei comunque non si sarebbe mai sognata di sollevare. Eleonora si girò poggiando le mani contro il tronco ...
... dell’albero, Gabriele le appoggiò la cappella contro l’Arido Pertugio (il buco del culo n.d.r.) e con due potenti colpi si fece largo nel suo più intimo recesso. Lei gridò di dolore, ma le salate lacrime che le uscivano dagli occhi, mescolate con la dolce acqua della pioggia, non erano di sofferenza, ma di quell’infinito senso di gioia che provava quando il suo uomo godeva di lei. Gabriele in quella posizione spingeva con possenti colpi affondandolo fino alla base dell’asta, sentendo la cappella arrivare in un indefinibile punto dove veniva deliziosamente stimolata. Sentì nuovamente montare il piacere dell’orgasmo e questa volta vi si abbandonò, riversando tutto il suo seme dentro di lei in un unico interminabile fiotto. Tornò il silenzio. Tornarono i suoni della natura. Della pioggia... ora fitta, ora rada. Riemerse il gracidare di una rana, lontana chissà dove. Tornò il frinio delle cicale, apparentemente restate in silenzio per lasciare intatta tutta la magia di quel momento, tanto perfetto da sembrare uscito da una favola. Una favola bella. Riemerso come da un sogno, Gabriele si ritrovò nel freddo inverno lacustre, col bicchiere di brandy in mano, seduto sulla sua comoda poltrona davanti al caminetto le cui braci ormai languivano. Sentendosi percorso dall’Ispirazione posò il bicchiere e si avviò al sui scrittoio. Prese la penna, toccò con la punta l’inchiostro, ed iniziò a scrivere: “Taci...”.