1. L'università fuori sede (2)


    Data: 18/02/2021, Categorie: Etero Autore: Pensionato

    L'UNIVERSITARIA FUORI SEDE (Cap 2) La mattina dopo, stesa a letto, soddisfatta della intensa notte di sesso, stavo cancellando i messaggini inutili dal mio smartphone, quando mi ricapitò sotto gli occhi l'invito della agenzia di modelle. Ero di buon umore, in pace con il mondo intero, e mi dissi: “Perché no?” Mi alzai, feci una doccia ed un abbondante colazione e poi telefonai al numero che era allegato al messaggio: mi rispose una voce femminile: “Studio Newmodel, sono Antonella in che cosa le posso esserle utile?”. Quello stile professionale mi piacque, le dissi del messaggio e la voce mi fissò un appuntamento per il giorno dopo alle diciotto, raccomandando la puntualità. Passai la giornata fra delle lezioni all'università e dello shopping favorito dal lauto compenso dell'ingegnere; la sera mi ritrovai a pensare all'avventura del giorno avanti e invece di sentirmi sporca per il mio comportamento da puttana, mi ritrovai a toccarmi sotto la corta gonna che indossavo: le mie dita si impossessarono sia della figa che del buchetto e presero ad entrare ed uscire ad un ritmo via via più veloce ed in modo sempre più profondo, fino all'orgasmo, poi portai le dita alla bocca e le leccai voluttuosamente. Mi addormentai tranquilla e felice come una bimba, stringendo a me il cuscino. Il giorno dopo mi svegliai nella tarda mattinata e passai il tempo a prepararmi per l'appuntamento del pomeriggio, cambiando un gran numero di mises, fino a che ritenni di essere perfetta: trucco leggero ...
    ... che metteva in risalto il mio ovale, capelli lasciati sciolti sulle spalle, lingerie nera di pizzo che sosteneva, anche se non ce ne era bisogno, il seno ed i glutei, pantaloni pinocchietto e scarpe tacco otto; mi guardai allo specchio che mi rimandò l'immagine di una fiorente ragazza, che dimostrava meno dell'età che aveva, con tutte le cosine al posto giusto. Arrivai all'indirizzo dell'agenzia che si trovava in un palazzo d'epoca del centro, salii al secondo piano ed entrai da una porta a vetri dove spiccava il logo della stessa con la figura stilizzata di una donna sdraiata; mi trovai in una sala d'aspetto ben arredata e fui subito accolta da una ragazza, molto bella ed elegante, che chiestomi il nome mi strinse la mano e mi invitò a sedermi, scusandosi per l'attesa: il “capo” era impegnato una riunione e si sarebbe liberato nel più breve tempo possibile. Mi sedetti e mi guardai intorno ricavando una impressione del tutto positiva sull'ambiente: alla parete erano appese foto di belle ragazze e qualche quadro astratto, ed un impianto di filodiffusione mandava una musica dolce e rilassante. Attesi quasi una mezz'ora e poi, sempre la ragazza di prima, scusandosi ancora per l'attesa, mi introdusse in una stanza arredata in modo austero: da dietro una imponente scrivania si alzò un uomo sulla quarantina, atletico, con i capelli neri appena brizzolati sulle tempie, occhi di un colore indefinibile, verdi tendenti al grigio, bocca carnosa, che le prese la mano e dopo un impeccabile ...
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