1. Emigranti 3


    Data: 18/02/2021, Categorie: Prime Esperienze Autore: geniodirazza

    ... lentamente perdeva un poco di consistenza, pur rimanendo molto grosso; poi, di colpo, lo sfilò ed io sentii un fiotto di sborra esplodere dalla figa e riversarsi per terra. Mi passò dei fazzolettini che io usai per tamponarmi; dopo aver tirato su le mutande, sistemai altri fazzolettini a mo’ di assorbente, richiusi i bottoni della camicetta e diedi qualche colpo alla gonna per rimediare a qualche piega.
    
    Poi gli feci “Ciao” con aria civettuola e mi allontanai sul sentiero verso il paese.
    
    Poco più avanti, sul sentiero, vidi venirmi incontro proprio Nicola e, per un momento, temetti che mi avesse seguito e scoperto tutto.
    
    Ma quando fummo ad un passo di distanza, dal rossore del viso e dall’aria impacciata capii che semplicemente mi aveva incontrata per caso e non sapeva che pesci pigliare.
    
    In preda a un’improvvisa voglia di maltrattarlo “Ciao” gli feci con aria spavalda “è vero che vai dicendo in giro che vuoi scoparmi in tutti i modi?”
    
    Si bloccò come colpito in pieno petto e cominciò a balbettare “No … non so .. non è vero …”
    
    “So che è vero e che lo hai detto. Ma so anche – e tu non lo sai – che io voglio effettivamente farmi scopare da te, anzi voglio scoparti io in tutti i modi; ma che lo farò solo se avrò la certezza che sai tenere la bocca cucita e che accetti di farlo quando, come e dove dico io e, se capiterà, sarò io a scegliere cosa fare e cosa non fare senza lasciarti nessuna iniziativa.”
    
    Sentivo che quasi barcollava fisicamente, investito da ...
    ... tante verità sparate in faccia in un solo colpo.
    
    Non gli lasciai il tempo di riprendersi. “Conosci la casa degli spiriti?” accennò di si con la testa senza avere la forza neppure di parlare “Bene, oggi pomeriggio alle quattro ci andrai e mi troverai là. Ma se vieni meno anche a uno solo degli impegni che ti ho detto, giuro che ti strappo le palle e le dò da mangiare ai porci.”
    
    Lo lasciai inebetito sul posto e me ne andai sculettando provocatoriamente.
    
    Corsi finalmente a casa e dopo aver pisciato, mi sedetti sul bidet per lavarmi la figa ancora gocciolante di sbora e ne approfittai per tirarmi un lungo ed appassionato ditalino in cui il ricordo del cazzone che mi aveva riempito la figa poco prima si alternava all’ipotesi di quello che avrei fatto poco dopo con il cazzo di Nicola che già conoscevo di vista ma che desideravo molto assaggiare fisicamente in ogni buco.
    
    Come ormai per prassi quotidiana, preparai un pranzo veloce; la salsa, non a caso, era una che, si dice, prende nome dal fatto che sembra molto elaborata ma è veloce e smplice ed è quella in voga tra le prostitute o tra le fedifraghe (per questo in qualche zona è conosciuta anche come “salsa del cornuto”); di lì a poco Antonio rientrò dal giro di carte, birre e amici emigrati che frequentava per giornate intere, quasi non volesse interrompere le abitudini del paese dove lavoravano da emigrati; si sedette a tavola e divorò tutto senza neanche rendersi conto di quel che mangiava. Subito dopo scappò via per ...
«12...456...»