1. Ascoltando vivaldi


    Data: 21/02/2021, Categorie: Etero Autore: ilcortese

    Ascoltando Vivaldi.
    
    Sono un bambino che cerca le sue risposte, dure, a volte più sfumate con quel tocco intimo, impudico e pungente a conferma dell’osceno.
    
    Letture a te note, so che ben ricordi, scrivo il vissuto, tu sai.
    
    Non sono il Signore dei sogni, sono un astioso dai colori forti, tinte che colpiscono, dolorose, atte ad attizzare l’odio, il nostro odio tanto desiderato da divenire un agone.
    
    Questa è la delicatissima strada intrapresa per manifestarci, emozioni, sorrisi, carezze, sofferenza, purezza, spregiudicatezza omnipervasiva, il frutto del pensiero arcaico Mesopotamico dell’essere all’origine, dell’assoluta necessità di fisicità, della pelle.
    
    Si quella pelle che incido, mani sicure, in punta di lama, acciaio sulle carni, insegnatomi migliaia di anni fa ed ora riaffiorato prepotentemente, non muoverti mentre scrivo, mi disegno sul tuo corpo, l’antico guerriero che ti guardò un’istante per riconoscerti oggi.
    
    Pensavo ti avessero venduto ad una carovana di mercanti, ti avessero destinato a far inchini ed a soddisfare le voglie dei Principi, fortunatamente sbagliavo.
    
    Sei qui, sei arrivata, non ti saluto, guardo i tuoi occhi, già sappiamo, ti afferro per i capelli, appoggio la tua testa sul tavolo, sono veloce, imprevedibile, stendo le tue braccia, con la mano libera scivolo sulla tua schiena, rido, ho occhi grandi, in quel momento ti accorgi che le dita sottili stanno graffiando le tue natiche, i tuoi occhi lacrimano, sono impauriti dalla ...
    ... bellezza dei gesti della mia anima.
    
    Sei immobile, il tuo sguardo supplichevole mi solca, sorrido gaudioso mi appresto a servirmi la cena, armonia di sensazioni, queste sono le nostre carezze che tendono ad aumentare il desiderio, non sono leggere, non sono vento, sono tempeste che aprono la strada all’arte della soddisfazione.
    
    Passione e tormento si intrecciano, sono corone di spine, il mio pasto sarà lento, molto lento, voglio gustarmi il tuo sangue che sgorgherà in abbondanza, abbeverarmi come un’animale, devo dissetarmi oltre che sfamarmi, sei la mia bambolina di pezza, ci stiamo abbandonando, movimenti e gesti precisi, fermi, chirurgici e senza errori, una ricerca continua d’emozioni.
    
    Non abbiamo scambiato neppure una parola, non c’è tempo, non ne abbiamo necessità, desideriamo solo il contatto, il giusto segnale per iniziare ad unirci in un solo essere, le due metà, il profumo dei nostri desideri si avverte inteso nell’aria, non ci sono ricordi c’è una tranquillità che ci invade, che ci fa vivere “oltre”, che non ci lascia ma ci dona quelle immense sensazioni dell’unione delle anime.
    
    Ora non respiro, ti strappo le vesti, riappoggio la tua testa sul tavolo, avendo cura che i tuoi seni rimangano compressi sul suo bordo, segnati dallo spigolo vivo, dolcezze, le mie dolcezze, taciturno nella cornice di quest’isola felice, mi appresto a tirarti fuori da quell’apparente freddezza in cui giaci.
    
    Modesto, un modesto artista che almeno per un attimo vorrebbe vivere in ...
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