1. Il feticismo di D per gli oggetti


    Data: 06/05/2021, Categorie: pulp, Autore: SickInYourMind

    D è seduto al tavolo della cucina e sta tagliando la stoffa per il vestito della sua saliera. Si tratta di un contenitore cilindrico in vetro con intagli verticali dalla base al tappo, bombato, in acciaio. L'oggetto è lì sul piano, è appena stato accuratamente misurato. D ama gli oggetti. Ieri ha disegnato il modello dell'abito, ha scelto una stoffa rosa a fiorellini per il contenitore e pizzo bianco per gli orli. D sta tagliando la stoffa, come del resto ha fatto centinaia di volte negli ultimi cinque anni. Lo fa in modo meccanico, forse sta pensando a tutt'altro. Ha un'espressione malinconica, uno sguardo vago, perso. Come sempre del resto, tranne quando ride, senza un vero motivo. Ha già cenato e lavato i piatti. Asciugato e riposto le posate nel cassetto, come faceva sempre sua madre. D ha iniziato a vestire gli oggetti dopo la morte di sua madre. Ma li ha sempre amati, in un modo bizzarro e incomprensibile persino a se stesso. Alcuni più di altri, ma ultimamente tutti. Del resto sua madre aveva una cura morbosa per gli oggetti della casa. A pensarci bene anche del mondo esterno. Una volta gli ha fatto notare come avesse ridotto un bigliettino col numeretto, arrotolato più volte attorno al dito, per circa un'ora. L'espressione di pena per quel povero bigliettino e il conseguente senso di colpa di D per il dolore della madre. D non sa perchè veste gli oggetti. Se lo è chiesto numerose volte ma non è mai riuscito a trovare una risposta. Improvvisamente gli è parso che ...
    ... fossero nudi, che fossero vivi e reclamassero un abito, una personalità, uno stile... si, personalità e stile. D non crede di avere una personalità, a volte gli sembra di non averne una. Si può non averne una? Quando ride si sente in viaggio tra pianeti, tra menti, un tratto di strada in cui sente di essere privo di reale pensiero, di storia. Difficile spiegare certe condizioni che durano pochi minuti. Così gran parte degli oggetti di casa ora hanno un vestito, anche le posate... non stiamo scherzando, D ha vestito anche le posate, si è divertito a vestire le forchette. Per praticità usa sempre la stessa, che poi spoglia, lava, stira e riveste. D trascorre tutta la sua giornata in questa mansione, che oramai ha preso il sopravvento su tutta la sua vita. Questa è la sua vita. Ogni tanto D pensa al suicidio. E' un pensiero che lo sfiora, come un'ancora di salvezza, quando pensa a tutti gli oggetti che dovrà ancora vestire, ai modelli che dovrà disegnare, alle stoffe da tagliare, cucire, lavare, stirare. Spogliare, rivestire. D non ha più neanche il tempo di lavarsi. Non riesce più a trovarlo... mangia qualcosa al volo, va a letto stanco morto, è felice quando va a letto perchè può staccare con il mondo degli oggetti e tornare alla sua mente, alla sua persona. Quale persona? Non ricorda nemmeno più... non ricorda più e non gli interessa neanche più. Che poi, in realtà quando è immerso in certi abiti, tra certi oggetti, talvolta è anche felice... o almeno così gli sembra. Ma forse è ...
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