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Alice (parte 3)
Data: 26/07/2021, Categorie: pulp, Autore: Dick1990
La bestia rimase sdraiata sulla mia schiena per un tempo che mi sembrò infinito mentre l'uomo, dopo aver estratto il suo organo dalla mia bocca, lo tenne davanti alla mia faccia affinché lo ripulissi. Il peso dell'animale e i graffi che doveva avermi provocato con le unghie mi torturavano. Con lenti movimenti della lingua tolsi dalla cappella e dall'asta alcuni residui che ingoiai con avidità. Quando il membro fu completamente pulito l’uomo lo tolse dalla mia vista allontanandosi. Finalmente sentii il cane uscire e poggiare a terra tutte le quattro zampe. Dopo qualche istante vidi un lampo, che capii essere il flash di una macchina fotografica. Mi sentivo distrutta, sia fisicamente che mentalmente. La luce nella stanza aumentò e una folata di aria gelida mi fece rabbrividire. Capii che oltre all'apertura nel soffitto, doveva esserci anche una porta che non ero riuscita a vedere. Sentii il cane correre fuori mentre la porta rimaneva aperta. All'improvviso un getto di acqua mi colpì tra le gambe. Urlai. Sentii l'acqua scavare nel mio solco e schiaffeggiare la pelle. Venivo lavata come una bestia. Quando il tormento finì la stanza ripiombò nell'oscurità, fu allora che per la prima volta sentii la sua voce. 'Adesso appartieni a noi'. Era una voce priva di qualsiasi inflessione o accento. Dura. Pensai che fosse la voce di un uomo abbastanza giovane. 'Se cercherai di scappare, morirai'. Fui scossa da un brivido. 'Ogni volta che la porta si aprirà dovrai indossare il cappuccio e ...
... inginocchiarti'. 'Dovrai aver cura del tuo corpo e mangiare e bere tutto quello che ti verrà dato.' ‘Ubbidirai sino alla prossima luna nuova.' Sentii che le caviglie venivano liberate e così anche la testa, la stanza si illuminò e tornò buia. Ero di nuovo sola. Avevo ascoltato quelle parole trattenendo il respiro. Pensai all'ultima frase… cosa voleva dire? Mi sollevai in piedi, sentivo ogni muscolo della schiena farmi male. Cercai di guardarmi tra le gambe, la mia fessura era ancora dilatata e un liquido giallastro, denso, continuava a colare misto all'acqua con cui ero stata lavata. Cominciai ad urinare. Il piscio caldo donò calore alla mia pelle ancora ghiacciata dall'acqua. Vidi sul bancone il copricapo. Poi scorsi sul pavimento, tra i liquidi che lo bagnavano, del pane e un pezzo di agnello. Mi sedetti e cominciai a mangiare. Strappai con rabbia la carne dall'osso e godetti di quella sensazione. Dopo aver finito tutto mi avvicinai al muro per individuare la porta. Non riuscivo a vedere assolutamente nulla. Il muro mi sembrava del tutto privo di fessure. Mi accostai ad esso e con le mani cominciai a tastarlo. Nulla. Con la schiena poggiata alla parete mi sedetti a terra e rimasi a guardare la luce filtrare dal soffitto. Passarono ore perché il colore dei raggi diventò prima giallo, poi oro e quindi si affievolì fino a diventare il chiarore delle stelle e della luna. I giorni successivi furono scanditi dagli stessi rituali. La porta si apriva la mattina presto affinché ...