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Alessandra tra le vipere - 2 - Jixa
Data: 09/05/2019, Categorie: Dominazione / BDSM Autore: Alessandra V.
... Peccato comunque, sarebbe stato più interessante se venivi davvero dal mondo di Frank Baum. – Non so come mai mi sia venuto in mente. Il Mago di Oz avevo iniziato a leggerlo da piccola, credo in seconda elementare… ma non riuscivo ad andare avanti perché mi faceva troppa paura. – Beh, è un libro piuttosto macabro per una bambina. – Già.. e tu invece? Sei un’appassionata di videogame? – Di videogame? – Jixa sembra il nome di un personaggio di un gioco… o di un fumetto. – Ah ah no, sono le mie iniziali. Mi chiamo Jillian Xanders. Allungo un braccio e le tendo la mano – Alessandra V. Lei si pulisce con un tovagliolo e me la stringe – Alessandra, mi ha fatto piacere che mi hai chiamata. Questi ultimi mesi non sono stati proprio il massimo… sono contenta di essere qui. Le sorrido mentre inizio ad assaggiare un boccone del suo piatto. Il sapore intenso dell’astice si mescola meravigliosamente con l’aroma di arancia e pompelmo producendo un risultato da orgasmo del gusto. – Oddio è buonissima! – Vero? Io la prendo tutte le volte che vengo qui. – Jillian ti offendi se ti dico che un po’ ti odio? – Perché? – Perché hai preso un piatto troppo più buono del mio. – Ah ah ah scema. Dai dammi il piattino che te ne dò ancora. – Sai, è strano… – le confesso mentre accetto la sua offerta senza troppi complimenti – …sei molto diversa da come ti avevo immaginata. Jixa abbassa lo sguardo – Sì, capisco… è per quello che hai visto in camerino vero? Dimmi la verità, hai pensato che fossi la ...
... classica sbandata che scappa di casa a 17 anni senza aver finito la scuola, col padre alcolizzato, il fratello in carcere e la mamma obesa che vive in una roulotte. – Un po’ sì… – rispondo timidamente – A 17 anni andavo alla Jefferson ed ero la prima della classe, mio padre lavora nell’edilizia, in Cina soprattutto, fratelli non ne ho e mia madre… – Jillian non volevo offenderti, è solo che… – È solo che sarebbe stato molto più confortante se dietro ci fosse stata una situazione di disagio, una motivazione. Fa paura pensare che un qualcosa di Male possa nascere anche così, senza una causa, dico bene Alessandra? I suoi occhi verdi mi guardano attraverso, mi tornano in mente alcuni ricordi, momenti della mia adolescenza ed come lei se fosse in grado di leggermi dentro, di sfogliare il mio passato come un libro aperto. – Jillian scusa… – No, scusami tu… – si pulisce la bocca – …non volevo aggredirti. E comunque dicevo, mia madre. Beh, mia madre è disoccupata, pesa quasi 200kg e vive in una roulotte con l’assegno d’invalidità. – mi sorride – Come vedi su qualcosa ci hai preso. Usciamo dal ristorante che sono quasi le undici, abbiamo pagato un conto pari ad una settimana di lavoro di una persona normale ma alla fine, con quello che abbiamo guadagnato per la serata al Goldwick, questa cena è stata un po’ una sorta di tacita ricompensa. E la cosa più strana è che nessuna di noi ha mai tirato fuori l’argomento, neanche una volta. Abbiamo parlato di ristoranti giapponesi a Los Angeles e ...