1. Alla maniera di Sybelle ( parte 2 )


    Data: 30/05/2019, Categorie: pulp, Autore: Hermann Morr

    Erano in un aeroporto. Uno di quelli tra le colline della provincia, destinati al volo sportivo. Era stato trasformato in centro di evacuazione quando ancora si credeva di poter contrastare la pandemia, per questo avevano riadattato il prefabbricato dell'amministrazione. La torre di controllo con la radio era di fianco, si poteva salire solo da una scaletta esterna. Oltre la barriera che circondava il prefabbricato stavano una distesa di erba e fiori colorati, la pista invasa dalle erbacce, e i morti, pochi per fortuna, un centinaio, non avevano la massa per abbattere la rete metallica. Si limitavano a stare li e spingere inutilmente, ansiosi di raggiungere i vivi e affondare denti e unghie nella carne calda, inoculando così le spore pronte a rianimarsi. Da ricercatrice, la Ribelli doveva riconoscere alla Yersinia una vera e propria genialità, come se fosse un avversario capace di ragionare, aveva trovato un veicolo ancora più efficiente dei topi e delle loro pulci. Parlando di questo, senza stivali di gomma doveva muoversi rapida all'aperto e stare all'occhio, la peste non colpiva solo gli uomini, e anche se la rete era a maglie più fitte vicino al terreno, non si sapeva mai, il morso di un piccolo roditore morto, le sue pulci, c'erano decine di maniere per finire contagiati. Fissare lo sguardo in basso mentre si avviava alla scaletta, non pensare a quel che stava oltre la rete, sarebbe stato decisamente meglio, ma non riusciva. Qualcosa dentro di lei si ostinava a volerli ...
    ... contare mentre passava. Uno.. Due.. Tre.. Quattro.. Danzatore. Come si diceva, vedersi circondati dai morti affamati non era il peggio. Quando a uno dei morti si distrugge il cervello, o si spezza la spina dorsale, smette di cacciare i vivi, ma non si ferma. Neppure così si riesce a fermarli. Diventano invece danzatori, la Totentanz, i loro muscoli continuano a contrarsi senza più coordinazione, in maniera ritmica, come se ripetessero all’infinito lo stesso passo di danza. Era quello il peggio, vedere una ragazza giovane in pigiama, con la testa sfondata a mazzate, che balla come in un rave, sapere già che non si fermerà mai, che non ci sarà decomposizione, e non finirà mai quel rumore del piede che batte sul terreno. Plof.. Plof.. Plof.. Uno.. Due.. Un altro danzatore, maschio ciccione, il suo ultimo atto in vita era stato indossare un maglione rosso sul pigiama, contro il freddo della febbre. Lo aveva danzato lei, quando ne vedi uno con un buco preciso sopra gli occhi, è cosa certa che è passata di li una donna. I maschi non spendono munizioni per quel che possono divertirsi a rompere. La scaletta, i gradini di alluminio traforati sembravano tante grattugie, per salire doveva voltare le spalle ai morti e aveva paura, come se dovessero scegliere proprio quel momento per passare e arrivarle addosso. Era meglio fissare i gradini, per non cadere e non pensarci. Uno.. Due.. Tre.. Quattro.. Neppure una lacrima, neppure a sforzarsi. Neppure a pensare al reperto, quell’avambraccio ...
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