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Appartenenza (prima parte)
Data: 02/12/2019, Categorie: Gay / Bisex Autore: boreetoah
... sarebbe stata questa nuova avventura. Se i suoi nuovi compagni l’avrebbero accolto positivamente , se l’avrebbero preso in giro, se avrebbe avuto degli amici. Non intendeva dichiarare ai quattro venti la sua attrazione verso i maschi, ma non voleva neanche nasconderla. A quell’età, la tempesta ormonale è in piena fase e il novantanove per cento dei discorsi dei ragazzi verte sulle ragazze e sul desiderio di “fare esperienza” con loro. Anche lui voleva fare esperienza. Ma non con le ragazze. E questo avrebbe creato qualche attrito, qualche risolino, se non battute esplicite e magari episodi di bullismo. Sapeva che poteva succedere ed era preparato. Non intendeva nascondersi. Non è detto che non trovasse chi lo avrebbe accettato e , forse, l’uomo che lo avrebbe voluto. In quel momento i suoi occhi ne incrociarono un altro paio di un blu profondo. Bellissimi e freddi. Fu un attimo, poi si spostarono velocemente. Rimase colpito da quel gelo. Gelo che significava dolore. Poi fu distratto dal preside che stava cominciando il discorso e non ci pensò più. Una volta assegnato alla sezione, salutò sua madre e si diresse con gli altri alla sua aula, dove l’insegnante li stava attendendo. Prese posto in un banco non troppo in fondo e, mentre si sedeva, vide che, due posti più in là, si era accomodato occhi gelidi. Un brivido lo percorse. Quel ragazzo era uguale a lui solo più virile, per quanto lo si possa essere a 14 anni. Stessi lineamenti del viso ma più duri, stessa altezza, ...
... stessi capelli biondi ma più corti, stessi occhi blu ma glaciali, fisico snello ma con i muscoli già accennati, segno di qualche attività sportiva. Sembravano quasi due fratelli. Fulvio continuò a fissarlo fino a quando occhi gelidi, sentendosi osservato, lo guardò a sua volta. Un rapido sguardo, freddo e distratto, poi lo distolse. I primi giorni di scuola servirono a conoscersi e a scovare affinità e simpatie che diedero vita ai soliti gruppetti. Su tutti svettava Fausto. Nonostante il suo atteggiamento distaccato, emanava una forza attrattiva impressionante. Sembrava che tutti pendessero dalle sue labbra, anche se parlava poco, e che tutti volessero essere suoi amici. Lui lasciava fare. Dava un minimo di attenzione a chi gli stava intorno, proporzionalmente all’interesse che nutriva per quella persona o a quanto potesse essergli utile, per esempio nel passargli i compiti… E poi le ragazze. Sembravano api attorno a un vaso di miele. E a lui piacevano le api. Ne approfondì la conoscenza in maniera soddisfacente e in tutti i modi possibili, fino all’ultimo anno di liceo. Fulvio se ne stava da solo come aveva sempre fatto. Poco per volta, si era sparsa la voce della sua “diversità” e lui non aveva mai negato. Non fu discriminato. Semplicemente non si faceva trovare quando veniva cercato. Preferiva isolarsi da solo che rischiare il rifiuto. Forse temeva che, se avesse tentato la strada dell’amicizia, i ragazzi l’avrebbero presa come una sorta di approccio. Era la sua natura. ...