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Una nuova sottomessa
Data: 02/12/2019, Categorie: Etero Autore: Sacrofuoco
... Ogni sculacciata lasciava il segno rosso della mia mano ben visibile sulla carnagione chiara. Era uno spettacolo. Lei riceveva in silenzio, respirando piano. Dopo molti colpi, alternati a carezze, la sua pelle liscia e morbida era arrossata. «Tutto ok ?». Girando appena la testa verso di me fece un cenno di assenso. La tirai su e la strinsi da dietro. La mia mano destra stretta sulla sua gola, la sinistra indagava la sua carne. Il suo profumo saliva dalle mie narici e inebriava il mio cervello. La baciai sul collo, sulla spalla, mordicchiai il suo orecchio. Il mio cazzo già spingeva sui jeans. Lunghi respiri la facevano vibrare. Sganciai il reggiseno e strinsi le tette tra le mani, i capezzoli tra le dita. Come mi aspettavo erano morbidi, grandi ma non eccessivi, e riuscivo a strizzarli efficacemente. I capezzoli erano proporzionati, tesi e prominenti, cerchiati di un rosa vivo. Mi aveva confidato che le piaceva in particolare quel genere di "tortura". «Lega i capelli con l'elastico» ordinai. I suoi lunghi capelli scuri erano bellissimi, ma creavano dei fastidi. Andai alla cassettiera e tirai l'ultimo scomparto, dove tenevo il mio "arsenale". Presi una benda e una corda da dieci metri che avevo acquistato in un negozio di nautica. Da dietro la bendai. Presi la corda e la piegai per trovarne la metà, la feci passare sulla sua pancia e posizionandola sotto ai seni la tirai per incrociarla sulla sua schiena. Un altro passaggio sopra i seni e di nuovo incrociata sulla ...
... schiena, così per un paio di giri. Poi passai davanti e con alcuni passaggi formai una specie di croce che stringeva le tette e le rendeva totalmente esposte, un bellissimo effetto. Passai i due lembi sulle spalle e infine sfruttando la corda rimasta, legai i polsi incrociati fissandoli allo speciali "reggiseno". Le girai intorno, osservai e valutai il lavoro, era una legatura piuttosto semplice ma molto efficace e non presentava nessun particolare pericolo. Nella mia camera quasi tutto era studiato per poter essere utilizzato nel gioco. A un occhio estraneo poteva sembrare una semplice camera da letto ma avevo progettato personalmente gli arredi e li avevo fatti realizzare da un amico falegname in un bel legno di quercia. La portai fino al comodino e la misi comoda, seduta e con le spalle appoggiate. Da sotto il mobiletto tirai le due cinghie e le bloccai le caviglie. Privata della vista e della possibilità di muoversi, con i seni strizzati e pronta ad essere stimolata. In piedi di fronte a lei le accarezzai la guancia e passai il pollice sul suo labbro inferiore. I suo capezzoli erano dritti e duri in attesa. Li strinsi tra le dita e girai lentamente i polsi, poi tirai verso di me. Si inarcò all'indietro e mandò un respiro profondo che divenne un gemito mentre la mia pressione aumentava. Presi altri accessori e li pogiai sul letto vicino. Posizionai con cura due mollette in legno. «Dimmi quando vuoi che le tolga». Sapevo che l'orgoglio l'avrebbe portata a resistere più del ...