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Peomettimi di farlo tu
Data: 10/12/2019, Categorie: Dominazione / BDSM Autore: Nonna Fede
... possono descrivere. Riposati. A più tardi. Questi i due messaggi arrivati al cel di Federica la mattina verso le otto e mezza già ben sveglia da tempo per la tensione accumulata e nonostante la stanchezza dopo colazione, doccia e un po' di cure alla propria persona stava rassettando casa. Aveva scorte in casa che le permettevano di non uscire a rifornirsi per una settimana. Non amava i grandi accumuli, erano lei e il marito e il negozietto o piccolo supermercato era da lei il preferito. Cercava di non pensare, ma il contenuto dei messaggi le risuonava in testa e l'effetto lo stava ricominciando a sentire tra le gambe. L'indomani l'attendeva un ricovero in ospedale per accertamenti e doveva organizzarsi, benvenuta quindi quella mattinata in casa. Pensava a quel – ci ritrovi-, lui Diego e chi altri? I ragazzi? O chi? Alle 15.00 era in fremito. Era forte il pensiero di andare via di casa per non farsi trovare, ma oltre a non aver nessuna voglia di uscire, voglia che si sarebbe comunque sforzata di trovare, non voleva certo un'invasione in casa sua da parte do persone che avrebbero spadroneggiato tra le mura domestiche oltre ad estranei che magari si sarebbe ritrovata in casa ogniqualvolta ne avessero avuto voglia. Certo, sapeva bene che ormai non dipendeva solo da lei, nessuno le assicurava che già chissà chi non sapesse. Era vero, la eccitava pensare che il perfetto sconosciuto che occasionalmente si trovava a fianco nella quotidianità, fosse uno che sapeva le cose e che ...
... magari con un -ciao Federica- la facesse ancora sprofondare nel baratro, ma averli in casa. no. Mai! Poteva denunciare, far finire tutto, ma così anche il marito avrebbe saputo e, cosa peggiore, dopo e non da lei direttamente. Poi gli amici, la famiglia, lo scandalo, l'ambiente .... voleva tutto questo? NO! -Tanto prima o poi finirà-, ha pensato cercando di convincersene e alle 17.00 stava citofonando per farsi “aprire” da Diego che l'aspettava sulla porta di casa dopo averle risposto al citofono. Afferrandola per un braccio e senza neanche salutarla l'ha tirata dentro lasciando che la porta si chiudesse alle loro spalle, come lui si è messo alle spalle della donna tenendola per i fianchi per incollarle il cazzo alle natiche. -Finalmente sei arrivata. No n ce la facevo più-. A nulla sono serviti i -calmati, lasciami e aspetta- pronunciati da lei mentre cingendole la vita le sbottonava e apriva i pantaloni che lei aveva indossato. Sempre con il cazzo incollato alle natiche la spingeva verso il divano. La foga e la forza del maschio era molta di più di quando l'aveva scopata il giorno prima o almeno quella era l'impressione. Il divano dava le spalle all'ingresso e quando la donna sbilanciata ivi si è sostenuta con le mani appoggiate alla spalliera, lui le ha abbassato pantaloni e mutandine fino alle caviglie, poi, inginocchiandosi, ha affondato la faccia in quelle chiappone maestose, cercando subito di leccarle l'ano e assaporare la figa, smorzando così ancora di più le forze della ...