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Peomettimi di farlo tu
Data: 10/12/2019, Categorie: Dominazione / BDSM Autore: Nonna Fede
... parole che non pronuncia, ma che sono chiare nella sua mente: - mi vuoi brutto porco? E allora dai che aspetti, sei tra le mie cosce, sono calda, pronta, sono tua, fammi quello che vuoi, aprimi, allargami, spaccami la fica. Questo il suo pensiero più nascosto. Inaccettabile da una Federica nella sua normalità, non sopraffatta dalla voglia di essere soddisfatta, voglia che esplodeva ad ogni minima situazione che sfuggiva al suo controllo e che lei non era più capace di riprendere in mano. Anche parole forti come quelle usate dall'ubriaco al bar, termini non certo appartenenti al suo casto vocabolario la frastornavano aprendo la strada a chi ben capace di dominarla,voleva soddisfarsi di lei non propensa a concedersi ma non appena domata (non ci voleva molto) quella stessa forza da bella puledrona di razza, diventava l'elemento che nella scopata e nel dare piena soddisfazione al maschio la rendeva migliore di molte altre donne anche nettamente più giovani. Una stoccata improvvisa, un dolore potente trovato insolito nel fare l'amore con suo marito, l'hanno riportata a scopate precedenti nelle quali non ha potuto fare altro che cedere, così come hanno sempre ceduto le pareti della vagina accogliendo il cazzo, avvolgendolo, massaggiandolo e strizzandolo, di qualsiasi dimensione esso fosse. Strizzandolo e permettendo ai coglioni di svuotarsi dentro la sua figa. Tutto questo mentre più di un orgasmo l'assaliva. La voce del marito confusa con quella dell'uomo della mattina.- dai, ...
... muoviti. Muovi il culo, fammi godere! Sii dai che così vengooooooooooo siiiiiiiiiiii fantasticaaaaaaa. Lei che sussurra : - no aspetta, non ancora, ho voglia di godere ancora, fai godere anche me, non veni.......... mentre in quell'istante gli schizzi di sborra la colpivano nelle carni della vagina e i rantoli dell'uomo nelle sue orecchie. Poi lui che si stende sul letto chiedendole scusa e promettendosi per l'indomani, lei che tenta di accarezzarlo e lui che con un – scusa, dai ti prego.... si sistema per prendere sonno. Lei si infila in bagno, fa da sola ma non è lo stesso. Un altro ricordo di momenti particolarmente significanti nei quali Federica si è sentita scossa e ha percepito l'umido tra le sue cosce diventare miele che le colava dalla figa sulle mutandine, è stato il giorno che due nuovi aiutanti del marito dovevano prendere servizio. La cantina per la lavorazione dell'uva era sotto, negli ampi scantinati della loro casa alla periferia del piccolo Centro abitato. I due operai erano stati, nei giorni precedenti istruiti bene dal marito di Federica su cosa dovessero fare e su dove mettere le mani. Quel giorno lui si era dovuto assentare e aveva telefonato alla moglie pregandola di scendere ogni tanto dai nuovi lavoratori, un cinquantenne e un ragazzo di ventiquattro, per capire se tutto procedesse bene. Il cinquantenne, pochi mesi prima era andato a implorare di assumerlo perché con tre figli era stato licenziato dall'impresa in cui faceva il muratore, si era portato ...