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Cercare lavoro in germania
Data: 17/12/2019, Categorie: Etero Autore: Alceste
Non ho un grande rapporto con il Nord Europa. Per quanto sia un polentone, e anche della peggior specie, mi trovo meglio con i popoli latini. Questo discorso non vale solo per la cultura, ma anche per le donne. Tuttavia mi è capitato di finire, durante le mie assurde peregrinazioni, in Nord Europa; in Germania. Sì, lo so che la Germania è considerata Mitteleuropa, ma per me rimane Europa del Nord, Europa ariana, Europa disprezzante la latinità. Non romanizzata, insomma. Cosa apprezzo delle donne tedesche? Niente. Delle latine, cercando di ridurle a un unico ceppo (ma in verità ci sono enormi differenze tra la italiane del Sud, quelle del Nord, le portoghesi, le spagnole, le catalane, le valenciane, le galleghe, eccetera…), ammiro la loro femminilità, il loro essere donna sempre e comunque, un senso arcano di potere femminile che discende in linea retta dalle tragedie greche. Delle donne africane apprezzo il loro fatalismo allegro, che raggiunge il suo apice nelle creole capoverdiane perché si aggiunge la malinconia dello sradicamento dalla loro terra e il senso di dolore dato dalla storia violenta e ingiusta. Delle sudamericane hindie (Perù, Cile, Bolivia) apprezzo la loro forza, la loro fantasia/creatività e soprattutto il loro essere tragiche e passionali, in positivo e in negativo. Delle sudamericane mulatte (Brasile, Venezuela, Colombia) apprezzo la loro allegria straripante e la sensualità. Delle crucche invece non apprezzo un cazzo. E proprio per ...
... questo, per darvi una mazzata sui coglioni a voi segomani di questo sito, voglio offrirvi un racconto misero ambientato a Monaco di Baviera. Vero, lo possono leggere anche le donne, però certi dettagli faranno fatica a capirli, perché deformati verso un espressionismo di matrice molto maschile. Pardon, mujeres! Dicevo, mi trovavo quasi per caso a Monaco. Non mi ero recato per l’Oktoberfest, di cui non me n’è mai fregato un cazzo, ma perché uno spiantato romano conosciuto in un ostello a Valencia mi aveva detto che un suo amico cercava un articolista per una rivista dedicata agli italo-tedeschi. E io mi ero messo in testa di girare il mondo scrivendo articoli (poi non lo feci, ma questa è un’altra storia). Arrivato in Baviera, il tipo in questione – quello della rivista – pareva irraggiungibile. Vi erano inoltre altri problemi di cui sarebbe lungo fornire menzione. Tagliando corto, rimasi una settimana inoperativo a Monaco, cercando di abituarmi alla pioggia e al freddo. Aspettavo un’occasione, sentivo che non dovevo andarmene. L’occasione arrivò. All’HB, mentre bevevo controvoglia della birra teutonica, conobbi José, un portoghese che mi riconobbe subito quale italiano, forse per via del mio naso dantesco o, come dice Paolo Conte, per “quegli occhi allegri da italiano in gita”. Iniziammo a parlare – lui un po’ in italiano, io nel mio portoghese casereccio – e gli confidai le delusioni nate dalla mancanza di sorte. La parola sorte la pronunciai in portoghese brasiliano, ...