1. Verso il mare


    Data: 21/12/2019, Categorie: Etero Autore: Sonobravo

    VERSO IL MARE
    
    Genn. 2016
    
    PREFAZIONE
    
    Penso che ognuno di noi nella vita abbia voluto scrivere di sé. È bello potersi raccontare, raccontarsi è descriversi, descriversi è aver voglia di farsi capire e conoscere. Raccontarsi è anche cercare il consenso delle persone; un consenso a scelte prese di cui forse non siamo convinti.
    
    Vogliamo sentirci dire “Bravo!”, “Non hai sbagliato!”, “Avevi ragione!”...
    
    Vittorie futili. La vera vittoria è che scrivendo si riesce a pensare, si analizza, si calibra ogni parola, si prova a dire tutta la verità, si prova a sognare, anche se il vero sogno di qualcuno, me incluso, è quello di riscrivere le pagine di parte della propria vita.
    
    Ciò che pubblicherò qui, in questo “non luogo” in cui ognuno di noi c'è, ma non c'è, sarà un insieme di ricordi e sensazioni, di episodi vissuti o immaginati; ciò che pubblicherò sarà comunque il viaggio nel mio passato, presente e futuro.
    
    Queste storie, non necessariamente hard, sudate, bagnate di vita, impregnate di profumi e odori, serviranno a me per dare ordine ai miei pensieri e mi auguro che, in un qualche modo possano servire anche ad altri, anche ad una sola persona per sentirsi meglio.
    
    Il vero piacere sarà essere utile a qualcuno.
    
    VERSO IL MARE - Cap 01
    
    È una sera di inizio settembre, sono seduto sul divano con i gomiti appoggiati sulle ginocchia. Il palmo della mano destra regge il mio zigomo, le dita aperte vanno dall'orecchio alla fronte per sorregge la testa mentre la ...
    ... sinistra porta alla bocca l'ennesima sigaretta. “Me le sto mangiando cazzo, non me le fumo...” - dico tra me e me – “Cazzo, non ce la faccio, non posso farcela senza di lei!”
    
    Accendino, altra sigaretta, sguardo sul tappeto ma in realtà fisso nel vuoto davanti alle ultime immagini che ho di lei, del nostro ultimo incontro, di quando ha messo fine a tutto.
    
    Non avevo più ricordi di un suo sorriso, vedevo solo il suo volto severo e spietato. Inizio a piangere. Le lacrime scendono dal viso, corrono sul collo, arrivano sul petto e si fermano solamente quando iniziano a bagnare la camicia.
    
    Singhiozzo, non riesco a smettere di pensare a cosa ho perduto, mi sale a rabbia, nuovamente, quella rabbia feroce che appanna il cervello, che ti fa sragionare, che ti fa dire e fare ciò che non vorresti. Mi alzo, bestemmio, prendo a calci una sedia, poi quella affianco, mio trovo senza accorgermene sul balcone, afferro la pianta di limoni dal tronco e la sollevo senza il minimo sforzo per scagliarla nel giardino. A quel punto mi fermo. Quella pianta ha un valore nella mia vita, l'abbiamo fatta crescere insieme, nutrita, curata.
    
    Quella pianta merita di vivere ed essere amata, almeno lei.
    
    Mi calmo, le lacrime si sono ormai seccate e mi tirano la pelle del viso. Rimetto giù la pianta e con le mani raccolgo la terra per coprirne le radici che ora sono scoperte e vulnerabili, le ricopro con delicatezza, come se la stessi accarezzando.
    
    Sento di essere al limite e penso. “Cosa faccio, il ...
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