1. La Scema 3 - Doppioni


    Data: 08/01/2020, Categorie: pulp, Autore: senzaidentità

    ... giuro. “Mi venisse un colpo…” Andarono avanti un pezzo, Nicla riferiva che le sue amiche avevano visto la scema cercarlo lì fuori, quello meravigliato difendeva la propria innocenza. -che noia e io che avevo sperato di incappare in un porno in diretta- “Ma se sono sempre qui da te dove ho il tempo di andare a farmi la scema?” Infatti. Lo pensavo anch’io. La conversazione si placò dopo poco l'ultima frase. Carini! Avevano recuperato l'intesa. A conferma la ragazza con un gesto della testa lo cercò e la bocca dell'uomo assentì. Mi parvero colti da un raptus improvviso, lei perse i suoi pochi centimetri di stoffa, un imprecisato numero di centimetri di cazzo le si buttarono in faccia. Il falso signor Adorante si sputò copiosamente sulla mano, riempì di saliva una figa sicuramente asciutta del tutto. Altro che squirting. Controllai l'orologio, dovevo pur sempre passare al parco anche se non ci avrei sicuramente trovato nessuno e questi due perdevano tempo. Il lamento di Nicla mi comunicò che la sua vagina più che usata stava facendo una gran fatica a dilatarsi dietro le spinte di quell’impasto di carne, calce e peli fasciato in una costosa tuta blu. Sarebbe stato il caso di mollare lo spettacolo ma il pensiero delle ondate terribili di dolore nel corpo di quella puttana mi tenne incollato al vetro finché l'uomo si ritrasse scomposto e spolmonato. Nicla riprese in qualche modo la posizione eretta, si riflesse in uno specchio, dedussi da come si guardava che doveva sentirsi ...
    ... bella. La sua apertura rigettò filamenti di sperma che colarono lungo l'interno della coscia. Oh ma il meglio doveva ancora venire.. Come-si-chiamava-quello si era accasciato sul letto e quasi quasi piangeva a lutto l’arrivo di un’esosa bolletta e tra un'invettiva e l'altra diretta al governo, alla lontananza da casa, alla vita stessa riuscì a stirar un'altra banconota a quella cretina. Ecco di dove venivano le cinquantamila lire del giorno precedente. -Due sceme abbiamo no una- Disse il mio stomaco mentre ce ne andavamo. *** Che splendore erano i giardini della Villa. L’acqua della fontana buia come cartapesta, senza riflessi, anticipava crisoberilli di foglie, vegetazione dipinta d'arancio dal sole in discesa, pettirossi ed il piccolo ponte di fracido legno. Sotto di esso gorgogliava un torrente. Non sarà stato per niente, se D’Annunzio diede al nostro paese l'epiteto di Terrazza d’Abbruzzo. Non c'era Marta, l'uomo era assente. Convinto che i suoi fossero sogni ripercorsi la via Orientale per raggiungere casa, mi feci il segno della croce davanti ai cipressi e all'erba odorosa del cimitero. Ero pronto a mangiare e a litigare con zio Scroccone ma una visione mi obbligò a rimarcare i miei passi. Stava uscendo dal cimitero il muratore, era lui. Si, esattamente lui. Ma come aveva fatto ad arrivare lì? E senza macchina e con abiti diversi? Emise uno starnuto, mi spaventai, riparai dietro un abete. Lui camminò verso il supermercato e disparve tranquillo. Compresi allora che la scema ...